Una delle “porte d’ingresso” della Sardegna, l’imponente isola di Tavolara si erge maestosa ed indomita poco fuori le acque del porto di Olbia e, insieme alla più piccola “sorella” di Molara, accoglie il visitatore che si accinge a sbarcare sulla costa nord-orientale dell’antica Ichnusa.
Appartenente alla subregione della Gallura, quest’isola, con una superficie di circa 6 Km, ha alle spalle una ricchissima storia, che si snoda tra miti e leggende antiche. Persino regni “benedetti” da casa Savoia, come vedremo.
Una storia antichissima
Abitata sin dall’età preistorica, Tavolara è nota ai naviganti sin dall’epoca classica.
L’isola rappresenterebbe, secondo la vulgata propria della mitologia greca, grazie alla sua particolare conformazione, la nave dei Feaci pietrificata da Poseidone, col timone rivolto verso il mare aperto. Rea di aver ricondotto Ulisse in patria.
Facendo un salto nel tempo, giungiamo nell’Età moderna.
In particolare sul finire del XVIII secolo, quando un navigatore di origine corso-genovese, Giuseppe Bertoleoni, approdò in prossimità dell’arcipelago de La Maddalena, a bordo di una piccola imbarcazione con la quale era salpato da Genova.
In cerca di una terra da abitare, il novello Cristoforo Colombo dapprima si stabilì sull’isolotto di Spargi, salvo poi fare tappa ancora più a sud, sino all’isola di Mortorio. Alla ricerca di un’isola più “accogliente”, decise in un secondo momento (nel 1806) di fare tappa verso la disabitata isola di Tavolara. Qui, una volta sbarcato, si stabilì con la propria famiglia, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche che, in quei tempi, già abbondavano sull’isola.
Il “Regno di Tavolara”
La svolta avvenne nel 1836. Come spesso avviene, si rese possibile grazie ad un contrattempo e ad alcune incomprensioni.
In quell’anno Carlo Alberto di Savoia, sovrano del Regno di Sardegna, si trovò a passare per quei luoghi, di fatto appartenenti al suo regno. Notata quell’isola tanto imponente quanto a lui sconosciuta, chiese informazioni ai marinai senza ricevere alcuna delucidazione. Il sovrano allora, incuriosito, decise di sbarcare a terra presentandosi agli abitanti come il Re di Sardegna. Ma Carlo Alberto non aveva fatto i conti con il già citato Giuseppe Bertoleoni. Quest’ultimo, convinto che quello che avesse davanti fosse un impostore, pensò bene di replicare a Sua Maestà con poche, lapidarie parole: “E io sono il Re di Tavolara!“.
Colpito dall’accogliente ospitalità offertagli dalla famiglia Bertoleoni per una settimana, il Re non solo fece dono a Giuseppe di un orologio d’oro. Gli concesse anche – stando a quanto dichiarato dallo stesso Bertoleoni – il permesso di riconoscere l’indipendenza di Tavolara.
Un benestare confermato poco tempo dopo da una pergamena reale, giunta direttamente dalla prefettura reale di Sassari, arrecante la firma in calce del sovrano. Giuseppe e i propri eredi vennero, così, infeudati, non riconosciuti come sovrani dello Stato sovrano di Tavolara.
Tuttavia, non figurando la famiglia Bertoleoni negli elenchi nobiliari ufficiali del Regno d’Italia, non ci resta che la testimonianza verbale degli stessi Bertoleoni.

Da quel momento gli eredi di Giuseppe e le generazioni successive, si proclamarono “Re di Tavolara“.
Un titolo giunto, come vedremo, sino ai giorni nostri. Addirittura, a detta di Carlo I – sovrano sul finire del XIX secolo – nel 1896 l’isola fu oggetto della visita di alcuni delegati della Regina Vittoria. Questi scattarono anche una fotografia sul ponte della loro nave, la “Vulcan“, in cui al centro è immortalato proprio Carlo I.
Uno scatto che, stando a quanto affermano i Bertoleoni, sarebbe conservato nientemeno che a Buckingam Palace. La dicitura a corredo recita così:
La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova-Pausania (l’allora nome di Olbia, nda), il più piccolo regno del mondo.
Sepolti nel piccolo cimitero presente sull’isola, i Bertoleoni si dichiarano ancora “Re di Tavolara”.
Compreso l’attuale “sovrano”, Tonino Bertoleoni – una vita trascorsa facendo il pastore, il pescatore e il ristoratore – e il suo “erede al trono” Giuseppe Bertoleoni, omonimo di colui che diede inizio al “Regno di Tavolara”.
Un paradiso in terra
La piccola isola di Tavolara è un concentrato di bellezze naturali e paesaggistiche.
Ad iniziare dalle splendide acque cristalline che la circondano, sino a proseguire al suo territorio e alla sua fauna.
È formata da un massiccio calcareo a picco sul mare, con un’altezza massima di circa 565 metri e alte pareti rocciose, molto predilette dagli appassionati del free climbing. Le poche abitazioni presenti si concentrano in località Loiri Porto San Paolo, dove vi sono anche le spiagge più mozzafiato di Tavolara, oltre ad alcuni approdi per le barche. Nei pressi di Punta del Papa, invece, è possibile ammirare un magnifico arco naturale, alla cui sommità vi sono i ruderi del vecchio faro, oggi in disuso.

Ricca anche la fauna, in particolar modo quella aviatoria.
A Tavolara nidificano ogni anno molte coppie di marangone dal ciuffo, piccione selvatico e rondoni, oltre a numerose altre specie tipiche delle rocciose coste mediterranee.
Sino agli anni Settanta, inoltre, l’isola era il luogo prediletto dalle foche monache, che qui venivano a riprodursi. Presente in abbondanza anche la già citata capra selvatica, che conduce una vita completamente allo stato brado, prediligendo le alte scogliere dell’isola.
Un tempo era diffuso anche una particolare specie di roditore, il Prolagus sardo, di cui ormai rimangono soltanto numerosi resti ossei.
La flora è costituita, lì dove il territorio non è completamente roccioso, da una folta macchia mediterranea.
A farla da padrone sono il ginepro fenicio e il lentisco. Alle alte quote è anche possibile osservare alcuni boschetti di acero minore. Tuttora, purtroppo, sono in numero sempre più esiguo, in quanto cibo particolarmente gradito alle capre selvatiche.
L’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo
Un territorio così affascinante, sede di una base NATO destinata alle comunicazioni satellitari, è protetto sin dal 1997, quando venne istituita l’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo.

Comprendente circa 15mila ettari di mare e i territori costieri dei comuni di Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro – che la gestiscono congiuntamente – l’ente svolge un’intensa opera di protezione del territorio. Anche attraverso l’organizzazione di percorsi di Educazione Ambientale. La collaborazione con l’I.CI.MAR (Istituto Civiltà del Mare) di San Teodoro offre, al turista e a tutti gli interessati, la possibilità di visitare il Museo del Mare, sito in località Niuloni presso San Teodoro.
Trova l’Hotel ideale a Tavolara




Posto stupendo
Che meraviglia ❤️
Bellissimo
che bella tavolara!
Ci sono passata in questi giorni
bellissimop posto