Le possibilità di un’isola sono enormi, il mare che la circonda apre rotte in ogni direzione. Dalla Sardegna si può andare incontro alla Corsica, procedere verso la Spagna, scendere verso l’Africa e ancora. Qualunque sia la meta, un’isola consente di attraversare il mare e di esserne attraversata. Matteo Fresi sceglie invece di restare a terra
Esce il prossimo 31 marzo nelle sale cinematografiche l’ultimo film di Matteo Fresi, qui al suo debutto nella direzione di una fiction, Il Muto di Gallura, già in concorso al 39° Film Festival di Torino. Con questo film il regista porta sul grande schermo la sanguinosa faida che, nella Sardegna di metà Ottocento, vide protagonista due famiglie – i Vasa e i Mamia – e Sebastiano, per tutti Bastiano, Tansu.
Prodotto da Fandango e Rai Cinema col supporto della Sardegna Film Commission, il film vede tra i suoi protagonisti Andrea Arcangeli, nel ruolo di Bastiano Tansu, e Marco Bullitta, nei panni di Pietro Vasa.
L’antefatto: una storia della Sardegna nord-orientale
I fatti immortalati da Fresi ne Il Muto di Gallura si ispirano ad avvenimenti realmente accaduti nel paesino di Aggius, nel sassarese. Nel lontano 1884 gli eventi vennero raccontati in uno splendido romanzo storico – dal quale la pellicola prende il titolo – opera dello scrittore sassarese Enrico Costa.
Partendo da quanto narrato nel libro di Costa, il regista narra le vicende legate alla sanguinosa faida che tra il 1850 e il 1856 vide coinvolte, in una lotta senza esclusione di colpi, le famiglie dei Vasa e dei Mamia. Sullo sfondo di una Sardegna aspra e spietata, ancora possedimento del Regno di Sardegna – l’unità italiana sarebbe giunta soltanto nel 1861 – i due nuclei famigliari, prossimi a unirsi attraverso la celebrazione del matrimonio di Pietro Vasa e la figlia di Antonio Mamia, vengono improvvisamente catapultati in una tremenda serie di vendette dall’inaspettato annullamento delle nozze, a causa di una presunta offesa.

Ed è qui, in seguito a questo “sgarro” inaccettabile, che entra in scena il protagonista della pellicola diretta da Fresi: Bastiano Tansu. Cugino di Pietro, sordomuto dalla nascita, assurgerà ben presto ad antieroe senza nulla da perdere, e si rivelerà spietato e crudele nel mettersi al servizio dei Vasa.
In una faida che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini, Bastiano diverrà strumento di morte e di spietata vendetta. Attraverso questa sua tragica attività Bastiano riscatterà, a modo suo, una vita e un’infanzia segnate dalla disabilità. Sordomuto dalla nascita, maltrattato ed emarginato da tutti, troverà la sua “sanguinosa redenzione” grazie alla propria infallibile mira nell’usare il fucile, una peculiarità che lo renderà utile alla causa della famiglia Vasa. Bastiano lascerà dietro di sé una scia di sangue, una ferocia che soltanto Gavina (Syama Rayner), figlia di un contadino del luogo e promessa sposa a un cugino, riuscirà parzialmente ad attenuare facendo breccia nel giovane Tansu. Ma, come la legge “non scritta” della tradizione sarda spesso esige, il destino si appresta a presentare il conto a Bastiano.
Fresi compone un “Western” senza esclusione di colpi
Il Muto di Gallura è, con tutta la cruda faida tra i Vasa e i Mamia, una storia di amore, morte, vendetta e oblio sullo sfondo di una terra, la Sardegna, all’epoca ancora legata – ancora più di oggi – a tradizioni ancestrali, a leggi “non scritte” che regolano la vita della comunità. Un mondo di forze sovrannaturali dove, non di rado, i fiumi segnano i confini tra gli uomini, tra villaggi e luoghi selvaggi.
Fresi rende al meglio sullo schermo l’essenza di quei legami tanto arcaici che portano le due famiglie – ma proprie del popolo sardo – a voler salvaguardare le proprie radici offese. Senza mai rivelarla, il regista analizza comunque alla perfezione la psicologia di uomini che, pur di tutelare la propria onorabilità, non esitano a prendere di mira anche donne e bambini. Grazie a un ampio ricorso al sardo – sa limba sarda – presente nei dialoghi, Fresi offre allo spettatore una narrazione densa, che restituisce tutto il pathos proprio della faida in atto, tra offese da lavare col sangue e un onore da far rispettare.
A rendere al meglio tutto ciò che comporta la vicenda qui rappresentata, contribuisce l’ottima interpretazione degli attori. Con espressione a metà tra ferocia, potenza e rabbia ferina, riescono a donare tutta la brutalità necessaria a luoghi selvaggi e, allo stesso tempo, conferire leggerezza, quasi poesia, alla tragicità che la vendetta che si sussegue implacabile nel corso del film impone.
Su tutti, un plauso e una menzione a parte meritano Andrea Arcangeli, che dà vita a un perfetto ritratto di Bastiano Tansu, e le due principali interpreti femminili, Syama Rayner e Noemi Medas, impeccabili nel ruolo delle spose mancate.
Titolo: Il Muto di Gallura
Genere: drammatico
Regia: Matteo Fresi
Durata: 103′
Distribuzione: Fandango Distribuzione
Produzione: Fandango e Rai Cinema con il supporto della Sardegna Film Commission
Sceneggiatura: Matteo Fresi, Carlo Orlando
Cast
- Andrea Arcangeli
- Marco Bullitta
- Giovanni Carroni
- Syama Rayner
- Fiorenzo Mattu
- Stefano Mereu
- Noemi Medas
- Adele Armas




Davvero interessante da vedere!
bella storia…