[…] Perciò, stamme a ssenti… nun fa o restivo, suppuorteme vicino, che te ‘importa? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo’ vive: nuje simmo serie… appartenimmo à morte!(Totò, ‘A livella)
I versi sopra riportati costituiscono il finale della famosissima poesia ‘A livella di Totò. A pronunciarle il povero netturbino Gennaro Esposito, rivolto al tronfio e presuntuoso marchese, “signore di Rovigo e di Belluno”, per dirgli che la morte è una livella che rende tutti uguali. Ricchi, poveri, vincitori, sconfitti.
Un invito alla riflessione e alla saggezza che, come stiamo per vedere, è sistematicamente ignorato anche nel particolare luogo dove stiamo per fare tappa. Meta di questo nostro resoconto è, infatti, Belfast – in Irlanda del Nord – e, in particolar modo, uno dei suoi luoghi simbolo.
Un luogo di memoria e divisione
Varchiamo l’ingresso del principale cimitero di Belfast. Sin dalla sua costruzione si intuì sarebbe stato non un luogo di pace, quanto piuttosto di divisione e di tensioni, che nemmeno la morte avrebbe definitivamente sopito.
Il Sunken Wall – vedremo dopo perché ben presto gli venne affibbiato questo soprannome col quale è conosciuto ancora oggi in tutto il mondo – viene costruito nei primi anni Sessanta dell’Ottocento.
A partire dal 1869 iniziano ad avervi luogo le prime inumazioni e, già pochi anni dopo, sorgono le prime contrapposizioni e polemiche. È infatti il 1874 quando un settore del neonato cimitero viene delimitato per essere destinato alla sepoltura degli ebrei. Ma occorre arrivare alla fine del XIX secolo per vedere costruito il “famoso” muro che, ancora oggi, caratterizza il camposanto di Belfast.
Sul finire dell’Ottocento, infatti, il vescovo di Belfast presenta una petizione nella quale richiede la possibilità, per i defunti di fede cattolica, di avere un cimitero tutto loro. La Chiesa accoglie la richiesta del religioso, ma ponendo una precisa conditio sine qua non. I defunti cattolici devono riposare ben separati sia da quelli di fede protestante che dagli ebrei. Insomma, un luogo che dovrebbe appianare tutte le discriminazioni della vita, diviene un luogo di memoria e divisione.
Per rendere possibile ciò, infatti, si pensa bene di erigere un muro che concretizzi il volere della Chiesa. Ecco sorgere il sunken wall, letteralmente un muro interrato per 4 metri in profondità. In superficie, nemmeno ce se ne accorgerebbe, se di tanto in tanto non vi fossero alcuni tratti del muro che, affiorando dal sottosuolo, ci ricordano che lì la morte non è una livella.
In seguito a ciò, nel 1912, sorge il Milltown Cemetery, riservato ai cattolici. Sarà, tuttavia, una scelta assai deleteria, specialmente dopo i tragici anni della “questione nord irlandese“.
Un simbolo dei The Troubles
Belfast rappresenta, insieme a Derry, il simbolo più evidente di quei lunghi anni.
A partire già dagli anni Venti e sino alla fine del XX secolo, videro svolgersi i cruenti fatti legati alla “questione nord irlandese” e, in particolare, dei The Troubles. Per trent’anni, dal 1968 al 1998, lasciarono dietro di se una lunga scia di sangue e di vittime, da ambo le parti in conflitto tra loro.
Anche il Sunken Wall, è divenuto simbolo di quei difficili anni. Nel suo immenso prato verde, infatti, riposano molte delle vittime – sia protestanti che cattoliche – causate da quel conflitto combattuto in nome della religione.
Addentriamoci quindi al suo interno.
Tra l’erba, più alta nella parte riservata ai cattolici, e le pietre tombali, la morte pare non concedere l’eterno riposo a chi qui giace. Grazie al muro che li divide, infatti, cattolici e protestanti non vedono cicatrizzarsi le ferite che subirono in vita.
Il sunken wall non lenisce il loro dolore, piuttosto lo inasprisce.
Non concede pace a coloro che qui riposano, ma piuttosto gli fa gridare vendetta. E a superare le divisioni patite in vita non contribuiscono nemmeno le lapidi sulle quali, molto spesso, i parenti delle vittime hanno fatto incidere frasi di questo tenore: “morto per la propria fede“, che tendono a fare del morto un martire.
Per i cattolici, come già accennato, oltre al danno anche la beffa. Si vedono sepolti nel pieno di un quartiere protestante che ha prodotto, come risultato, quello di far sì che questa parte del Sunken Wall sia non solo in preda all’incuria – con edera ed erbacce che hanno sommerso le tombe – ma anche dell’odio del “nemico”. Questo si manifesta con scritte ingiuriose che imbrattano le pietre tombali, e offese ben scolpite sulle medesime.

Usciamo dal Sunken Wall con un senso di smarrimento. Si ha la consapevolezza che le ferite profonde lasciate da quel terribile periodo che furono i The Troubles, è ben lontano dall’essere dimenticato.
D’altro canto in città sono ancora in piedi circa 80 dei muri che, nel periodo di massima tensione, furono realizzati per tenere ben separati cattolici e protestanti.
A ben vedere, questo è il fatto meno dirompente. Se anche nella morte, infatti, si perpetua la divisione religiosa subita in vita, è evidente come il processo di pacificazione, in Irlanda del Nord, abbia ancora molta strada da fare.
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“il processo di pacificazione, in Irlanda del Nord, abbia ancora molta strada da fare.” Tristemente vero, purtroppo…
Siamo ancora a questo punto sempre pronti a fare guerre!
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