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Credito sociale – cosa sapere e perché si teme che arrivi anche in Italia

Già da tempo, soprattutto sui social e con l’introduzione del Green Pass, si è sentito parlare qua e là della minaccia dell’introduzione del credito sociale. Si tratterrebbe di un sistema di controllo esercitato sui cittadini, con l’assegnazione di un punteggio o di crediti in base all’azione compiuta.

La Cina, già da alcuni anni, sta sperimentando questo sistema con l’idea di esportarlo anche nel resto del mondo, arrivando ad associare ad ogni persona un numero identificativo, connesso ad un registro personale che fungerebbe da “fedina comportamentale”. Chi si troverebbe in debito verso il governo sarebbe impossibilitato ad utilizzare determinati servizi e persino a viaggiare.

Questo sistema però, come immaginabile, è stato più volte criticato, presupponendo un esercizio autoritario del potere da parte dello stato di appartenenza, privando i cittadini di ogni libertà, anche di pensiero e di spostamento.

Siamo davvero di fronte a questo rischio?

La valuta digitale e lo spettro del credito sociale

In realtà i media ne parlano poco, e ancora meno sono arrivate notizie al riguardo da fonti governative.

Non occorre però essere “complottisti” per poter ravvisare in alcuni aspetti il sentore di un avvicinamento al credito sociale in stile cinese. Solo pochi giorni fa il sasso è stato lanciato dalla testata “Affari Italiani“, che nel parlare degli obiettivi del G7 di arrivare in tempi brevi alla valuta digitale, ha anche associato questo traguardo al denaro programmabile in stile credito sociale cinese.

Si tratta di un’esagerazione? Forse. Ma non è l’unico segnale che condurrebbe in questa direzione.

Arriva ID Pay in Italia entro fine anno

Solo poche settimane fa il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ha annunciato l’introduzione in Italia, entro la fine del 2022, di ID Pay. Questa è una piattaforma digitale dove verranno raccolti tutti i dati dei cittadini (non solo quelli sanitari) e, attraverso la quale, saranno garantiti “benefici sociali”.

Più nel dettaglio si tratterebbe di un’app da utilizzare per soppiantare sempre più l’utilizzo del contante. A ogni cittadino verrà attribuito un codice identificativo unico, sempre sotto forma di QR code, associato ad ogni pagamento o movimento finanziario, a ogni spostamento e a ogni attività per la cui fruizione sarà richiesto questo applicativo. E sarà sempre attraverso questa piattaforma che i cittadini avranno accesso a bonus e misure di sostegno.

Così come parrebbe impostato si configurerebbe come un green pass più evoluto, a cui non sfuggirà niente (o quasi) di ogni cittadino italiano.

E sempre Colao ha fatto sapere che entro il 2026 lo stato italiano raggiungerà l’obiettivo del pieno controllo delle informazioni dei cittadini.

Ucraina e il credito sociale chiamato “Diia”

In Ucraina già esiste. Era il 6 febbraio 2020 quando il governo ha lanciato Diia, un’applicazione in cui sono riuniti carta d’identità, passaporti, licenze, stato vaccinale, registrazioni, assicurazioni, rimborsi sanitari e prestazioni sociali.

Finora un sistema simile era conosciuto solo in Cina, come sopra accennato, col nome di “credito sociale“.

Il progetto governativo ucraino è volto ad arrivare al 2024 col 100% dei servizi governativi inclusi in questa applicazione, senza la quale nessun cittadino ucraino potrà usufruirne. Insomma, tutta la vita quotidiana verrà completamente digitalizzata, e lo stato potrà tenere sotto controllo qualsiasi azione dei suoi abitanti.

Diia è definita, proprio per questo motivo, come “lo stato nello smartphone” e chiede perfino l’autorizzazione all’accesso anche delle impronte digitali.

Verso il credito sociale in tutta europa?

Un controllo totale sulla vita di tutti noi, sebbene venga fatto apparire come qualcosa in grado di rendere la vita più pratica e agevole, da un certo punto di vista nasconde anche un aspetto molto inquietante. Non è facile infatti immaginare di non avere più alcun tipo di privacy.

Ma cosa ne pensa al riguardo l’Europa?

Circa un anno fa l’UE sembrava aver preso una posizione in merito al credito sociale. Infatti la proposta di legge “Artificial Intelligence Act“ pubblicata dalla Commissione Europea nell’aprile 2021, vietava espressamente l’uso di algoritmi volti all’attribuzione di un punteggio sociale basato sul comportamento sociale di ognuno o sulle caratteristiche personali.

Questo divieto trovava fondamento nella tutela del diritto alla dignità, alla non discriminazione, all’uguaglianza e alla giustizia.

Allo stato attuale l’UE avrà ancora quest’idea?


sabrina maestri

Classe '86 , nata e cresciuta in provincia di Pavia. Diritto e giornalismo sono le mie due passioni, che cerco di coniugare nella vita di tutti i giorni. Il mio motto: "vivi e lascia vivere".

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10 Comments

  1. È da mesi o meglio anni che si va in questa direzione. La cinesizzazione digitale del mondo. Poveri noi.

    1. E purtroppo siamo già ad uno stadio avanzato in questa direzione, senza che la gente riesca ad opporsi

  2. Le cose vanno sempre peggio.
    Gli aiuti sociali sono giusti, ma dati a chi ne ha veramente bisogno e dimostra di meritarli.

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