The Watcher è una miniserie televisiva composta da 7 episodi da circa 45/50 minuti ciascuno, è stata prodotta dalla Ryan Murphy Production ed è sbarcata su Netflix il 13 Ottobre del 2022.
È una serie di stampo thriller/drammatico, ispirata ad una storia vera raccontata in un articolo del New York nel 2018. Si tratta di una delle serie più viste di Netflix nel mese di Ottobre 2022, superando perfino la chiacchieratissima serie su Jeffreey Dahmer.

La trama
Nora (Naomi Watts) e Dean Brannock (Bobby Cannavale) sono una coppia felicemente spostata, con un figlio ed una figlia, che decidono di abbandonare la caotica e pericolosa New York per trasferirsi in un luogo più tranquillo, dove crescere i propri figli senza la paura che qualcosa di terribile possa accadergli.
A Westfield riescono a trovare la loro casa dei sogni, superando le offerte precedenti, e vi si trasferiscono ma sin da subito si rendono conto che quel paradiso non è affatto come sembra. Strane lettere iniziando ad inondare la loro casella di posta, rendendoli sempre più sospettosi e poco tolleranti ad un vicinato che non sembra affatto cordiale con loro.
Un thriller dal tipico stampo di Ryan Murphy
Basta guardare il primo episodio della serie, per rendersi conto di come lo stampo della Ryan Murphy Production sia predominante. Conosciuto per progetti come American Horror Story e Dahmer – Mostro, Ryan Murphy è solito creare dei prodotti con delle caratteristiche specifiche, circondati da un’aura misteriosa che inquieta ed incuriosisce lo spettatore allo stesso tempo.
Come in Murder House, prima stagione di American Horror Story, ci sembra di avere davanti la famiglia perfetta, due genitori felicemente sposati e dei figli felici anche se colpiti dal trasloco in una nuova cittadina, ma ci basta poco per entrare nella loro quotidianità e scoprire i difetti e le imperfezioni di una vita che è come tutte le altre. The Watcher ha come protagonisti dei personaggi estremamente realistici che, però, grazie ad alcuni piccoli particolari diventano quasi grotteschi, rendendo la serie sì realistica ma mai troppo.
È grazie a questo particolare che, nonostante l’ansia tipica di un thriller/crime, ci si ritrova a giocare e ad andare alla ricerca degli indizi che vengono disseminati durante tutta la serie, che spesso e volentieri depistano il pubblico e che sembrano riportarlo continuamente al punto di partenza.
The Watcher, miniserie basata su una storia altrettanto inquietante, riesce a raccontare con una velata leggerezza un fatto realmente accaduto, mostrandoci quanto facile e volubile sia la psiche umana.

Troppi pochi spunti per una serie da sette episodi
Con un ottimo cast, da Naomi Watts nei panni di Nora a Noma Dumezweni nei panni della detective privata Theodora, The Watcher riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo, incapace di fermarsi, di non divorare la serie un episodio dopo l’altro, senza prendersi una pausa, alla ricerca di quelle informazioni che sembrano girare continuamente su sé stesse.
Ed è proprio quando si arriva a metà stagione, però, che ci si rende conto di come l’intera serie stia girando attorno al vuoto, di come le informazioni siano troppo poche, risicate e non ben approfondite per poter dare un vero e proprio contenuto a quei sette episodi.
È qui che sta la critica principale: il contenuto.
Riuscire a costruire una serie attorno a quello che è un caso mediatico non risulta sempre così facile. Soprattutto quando quel caso è irrisolto, e le informazioni a disposizione della produzione sono davvero poche. È a causa di questo particolare che la serie vacilla un po’, andando a tentoni, muovendosi su un territorio troppo instabile per riuscire ad evitare le critiche e la rabbia di chi, arrivato alla fine, si rende conto di non aver ottenuto assolutamente niente.
Non è un difetto paralizzante. La serie non perde l’interesse del pubblico o il suo valore, ma chi si aspetta un finale che risolva quell’inquietante caso ha sbagliato serie tv.
Il potere della curiosità e del punto di vista
Nonostante The Watcher ci dimostri di avere a disposizione pochi indizi per poter mandare avanti un’intera trama, lo spettatore rimane incollato allo schermo fino alla fine, riuscendo a divorare quei sette episodi come se nulla fosse.
È chiaro che la dicitura “tratto da una storia vera” possa attirare il pubblico, ma il vero potere è in mano alla produzione. È il potere di Murphy, la sua capacità di mantenere la suspense, di lasciare un piccolo spiraglio alla fine di ogni episodio, a fare l’intera serie e a renderla una delle più viste del mese di Ottobre.
Nonostante la storia reale da cui ha preso ispirazione la serie sia inquietante e tenga sulle spine lo spettatore, ciò che veramente lo incuriosisce è il lavoro che viene fatto sui singoli personaggi che compongono The Watcher.
Ognuno di loro ha una propria caratteristica malsana.
Qualcosa di negativo che lo rende il possibile sospettato, qualcosa di particolare che ci porta a chiederci se stia nascondendo qualcosa o se stia tramando qualcos’altro. Il guardare la serie dal punto di vista dei protagonisti ci porta a sospettare di chiunque, a notare ogni comportamento diverso dal solito, a centellinare le parole e ad analizzarle; la paranoia fa da padrona.
Ed è proprio questo uno dei punti forti della serie. Lo spettatore diventa talmente paranoico che ha bisogno di sapere con chi ha a che fare, vuole scoprire, capire, conoscere e non accetta di non avere una risposta.

La vera storia da cui è tratta The Watcher
Come anticipato, The Watcher è ispirata ad un articolo pubblicato nel 2018 dal New York.
Esso racconta la storia di Derek e Maria Broaddus che, trasferitesi al 657 di Boulevard Street a Westfield nel 2014, poco distante da dove Maria era cresciuta, ricevono una lettera minatoria a pochi giorni dal trasloco. L’autore di questa lettera si firma come The Watcher e non sembra per niente amichevole, parlando dei figli della coppia come “il sangue che ho richiesto”. Questo misterioso autore sembra legato familiarmente alla proprietà. Sembra averci vissuto per tanti anni, e ne appare totalmente ossessionato, ed allo stesso tempo sembra anche vicino alla famiglia proprio perché li osservava da molto vicino.
La famiglia Broaddus contatta i precedenti proprietari e li denuncia, poiché ammettono di aver ricevuto una lettera dal The Watcher, ai tempi del loro trasferimento, ma di non aver mai dichiarato nulla alla polizia. Questo perché non si sono mai effettivamente sentiti né osservati né in pericolo. Ed è dopo questo avvenimento che i Broaddus si rivolgono alla polizia, alla ricerca del responsabile che li ha spaventati e sembra osservarli giornalmente, mettendo in pericolo loro ed i loro stessi figli.
Il caso non è mai stato risolto. La polizia non è mai riuscita a trovare un vero e proprio colpevole, con qualche sospettato che è addirittura ricaduto sulla stessa famiglia Broaddus, accusata di aver simulato tutto. La famiglia ha messo in vendita la casa sei mesi dopo aver ricevuto le lettere, riuscendo a venderla soltanto nel 2019 senza riuscire a ripagare le spese effettuate per acquistarla e per ristrutturarla. Perdendoci soltanto.
Conclusioni
Nonostante alcuni difetti che possono essere toccati con mano, The Watcher può essere considerata una buonissima serie. Non è sicuramente la migliore che si trova in circolazione, ma gli amanti dei thriller e delle storie tutte da scoprire sicuramente la adoreranno, ritrovandosi catapultati in un rebus che non avrà alcuna risposta ma che li porterà a creare supposizioni su supposizioni, realizzando un’ipotetica storia nella storia.
Basata su un fatto reale che non ha una vera e propria conclusione ci dà quel che può, dipingendo uno scenario che apre parecchie vie verso la soluzione finale, spianando la strada verso possibili soluzioni, portando lo spettatore a scegliere tra quale delle vie per lui sia la più credibile o la più realistica.
Potrebbe sicuramente non soddisfare chi non riesce ad entrare nell’ottica di un finale aperto, ma in molti apprezzeranno questo tentativo di lasciare libera ed aperta ogni strada. Viene dimostrato come anche nelle storie reali tutti possono essere dei possibili sospettati, e che è molto facile e comune avere un risvolto della medaglia che fa spalancare la bocca, sorprendendo uno spettatore che sa di doversi aspettare qualsiasi cosa dagli esseri umani.
The Watcher ci insegna come l’uomo sia volubile, facilmente influenzabile, ed incapace di ragionare con lucidità quando si ritrova invischiato in un qualcosa che non capisce, circondato da prove contrastanti, dalle opinioni più disparate e da troppi dubbi. Quando le domande fanno da padrone ci si ritrova a sospettare di tutti.
Nessuno sarà salvo in The Watcher. Ognuno avrà un alibi ma avrà anche una motivazione valida e toccherà allo spettatore scegliere quale sia quello che lo convince di più, percorrendo la via verso quello che può considerare il finale migliore.



