
(Su Prime Video)
Un film “caldo”
È probabile che vedrete film più belli, di qui a qualche mese, più contemporanei, con riflessioni più profonde di quante non ne emergano da The Tender Bar. Si tratta dell’ottava incursione registica nel lungometraggio di George Clooney, attore feticcio dei fratelli Coen e molte altre cose. Difficilmente però – credo – vedrete film più amabili, caratterizzati da una classicità solida, priva tuttavia di ammiccamenti; una storia che in fondo è solo una storia (e vi par poco?).
La retorica del sogno americano, “vai e prenditi quello che vuoi”, funziona e non disturba perché è filtrata dagli occhi di un sognatore che ancora non sa di avere talento.
Il bar delle grandi speranze
Il lavoro di Clooney è tratto dal bestseller omonimo di J.R. Moehringer, pubblicato in Italia da Piemme, con il titolo Il bar delle grandi speranze. Almeno questa porzione di storia, dato che ogni racconto è finzione, anche se parla di reali accadimenti, sembra la nemesi di quella di un altro talento immenso della letteratura americana contemporanea, Tobias Wolff. In Voglia di ricominciare, tratto dal memoir This Boy’s Life, la costruzione della personalità, anche letteraria, di Wolff passava attraverso il trauma della violenza domestica. In The Tender Bar, i tasselli si incastrano invece grazie all’amore. Il Dickens Bar, sorta di Wonderland (o magari Oz) per il piccolo J.R., è infatti un regno della comprensione, dello sprone a credere nei propri sogni, ad affrontare in modo costruttivo la paura del fallimento. E per quanto le cose della vita possano spingerci ad allontanarci dal nido, be’, “there’s no way like home”.
Il piccolo J.R. e il J.R. ragazzo hanno colori del tutto diversi, persino quello degli occhi, ma in questo gioco al ricordo un po’ favolistico va bene così. Tutto il cast è strepitoso: da Ben Affleck, in uno dei ruoli più accoglienti e belli della sua carriera, alla sempre magnifica Lily Rabe, fino a Tye Sheridan, ormai ben oltre il livello “giovane promettente” e a Christopher Lloyd, al quale viene regalata una sequenza dolcissima. Funzionali e divertenti, persino “incredibili”, gli avventori del Dickens Bar, un non-luogo dove l’alcol non inebria, ma sprigiona calore.
Da vedere se avete amato The Tender Bar
Le due storie sono, per forza di cose, molto diverse, ma anche in Belfast (film magnifico, diretto da Kenneth Branagh), la camera si colloca ad altezza di bambino: suo è il punto di vista per quasi tutto il film, con una piccola, significativa, infrazione, suoi sono gli occhi che vedono, insomma. Il protagonista di Clooney cresce nel corso della vicenda narrata, ma quello sguardo fanciullesco resterà sempre come una bussola preziosa.
George Clooney – filmografia come regista
Confessioni di una mente pericolosa (Confessions of a Dangerous Mind), 2002
Good Night, and Good Luck, 2005
In amore niente regole (Leatherheads), 2007
Le idi di marzo (The Ides of March), 2011
Martin Scorsese mangia un biscotto (Martin Scorsese Eats a Cookie), 2011 – cortometraggio
Monuments Men (The Monuments Men), 2014
Suburbicon, 2017
The Midnight Sky, 2020
Il bar delle grandi speranze (The Tender Bar), 2021 – vedi su Prime Video




Non lo conoscevo, ma mi sembra interessante. Lo vedrò. Grazie per questa info.
Grazie a te per la lettura! Se ti capita, recupera anche il libro perché è davvero splendido!
Da quando ho letto “Open- Andre Agassi “scritto da Moehringer, mi sono ripromessa di leggere qualcosa di questo scrittore. Non sapevo che ne avessero tratto anche un film.
Ed era difficile fare qualcosa di degno perché Moehringer ha una penna fenomenale (come Open insegna!). Invece secondo me Clooney è stato bravo. Senza strafare, con grande classicità, ma ha ricreato un bel ritratto dell’autore da giovane e del suo ambiente.
non l ho visto