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Old – Shyamalan e l’irrazionalità della natura

Shyamalan e la natura avversa, l’inesplicabile, che si scontra con certezze, razionalità e matematica dell’uomo moderno. Un discorso coerente con tutta la sua opera, ma che già era stato affrontato, in particolare e in modo simili, in E venne il giorno.

Critica alla razionalità scientifica e utopia della fuga

In tutta l’opera di Shyamalan c’è una critica alla razionalità ed alla tecnica. Già ne Il Sesto senso, il protagonista Bruce Willis veniva sottilmente deriso nel suo tentativo di psichiatra di razionalizzare le visioni del bambino. Senza sapere di essere, a sua volta, passato oltre la soglia dopo aver fallito nell’aiutare un precedente paziente. Un sentimento di disagio verso la modernità; un desiderio di fuga. Non a caso il suo capolavoro resta The Village, dove ci veniva inscenato un mondo fittizio, fatto di mostri inventati e narrati, per tenere i giovani al riparo rispetto alla modernità. Nascosti nell’atemporalità del bosco e delle fiabe, di quelle più oscure. Un film fintamente collocato in un’epoca lontana dalla nostra contemporanea.

Epoca, però, in realtà senza tempo, avulsa dalle logiche del progresso. Con tutti gli aspetti positivi (legati ad un ideale di comunitarismo e di purezza – comunque illusoria) e negativi del caso, come l’assenza di medicine adatte a curare un caso grave.

Bosco, fiabe, isole e sovversione delle leggi spaziotemporali

Anche Lady in the water, altro suo capolavoro (purtroppo sottovalutato), riportava ad un mondo di fiaba, alle storie da raccontare alla propria figlia prima di dormire. Una storia, stavolta, positiva e piena di luce. Ma anche Signs mostrava la visione deterministica della vita di Shyamalan, attraverso il percorso del prete (Mel Gibson) che torna, in ultimo, alla fede.

Oltre al bosco, l’isola è il luogo terreno che più si presta ad un ideale di atemporalità e relatività delle logiche spazio temporali. Old (tratto dalla graphic novel Castello di sabbia, scritta da Pierre-Oscar Levy e disegnata da Frederik Peeters) si svolge all’interno del contesto di un resort tropicale, in una spiaggia misteriosa ed isolata dal resto del luogo. Totalmente avulsa dal mondo circostante. Ambientazione, pertanto, perfetta per questo tipo di mystery thriller.

E difatti, il tempo agisce in modo differente nei confronti dei vari protagonisti, innescando reazioni psicologiche sconvolgenti ed una atmosfera davvero inquietante e riuscita. Alcune scene sono anche autenticamente disturbanti e senza dubbio di fortissimo impatto, visivo ed emotivo.
A tutti gli effetti, Old è il film più disturbante di Shyamalan e, per me, decisamente il migliore tra i recenti, assieme a Split.

Il prezzo del progresso e della scienza

Il colpo di scena, va da sé, non può mai mancare, e resta il marchio di fabbrica dell’autore di origini indiane e discepolo hitchcockiano. Colpo di scena che, in questo caso, non è dissimile, concettualmente, a quello del precedente (e, per me, deludente) Glass. Colpo di scena che rivela comunque una visione del mondo e, appunto, del progresso, tutt’altro che rassicurante.
Old non vuole “mandare messaggi”, ma ha invece il grande merito di porre delle domande.

A che punto può arrivare il desiderio di manipolazione e controllo? Di progresso scientifico? E a che prezzo?

Pur tra alti e bassi, Shyamalan resta comunque un autore vero e di tutto rispetto. Con cultura ed una idea di cinema e della vita.
Old paga magari un finale un po’ frettoloso, sicuramente è un’opera complessa e qualcosa rischia magari di perdersi e non essere sempre perfettamente a fuoco, nel tentativo di conciliare intrattenimento e autorialità; le tematiche forti, delicate e ancora oggi tabù come invecchiamento e malattia, ma nel suo insieme è un film di enorme interesse. Spinge notevolmente sulla sospensione dell’incredulità (caratteristica tipica di Shyamalan), ma resta tesissimo ed avvincente fino all’ultimo.

E soprattutto non lascia indifferenti. Che poi resta il vero scopo ultimo che il cinema dovrebbe avere: suscitare reazioni forti. Se il cinema è questo, allora Old è grande cinema.


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