Tra i grandi vini rossi d’Italia possiamo sicuramente ascrivere l’Aglianico del Vulture, da uno dei più prestigiosi vitigni autoctoni del meridione. Scopriamo insieme gli aspetti più importanti della storia e soprattutto del terroir, ossia quel rapporto che lega un vitigno al microclima e alle caratteristiche minerali del suolo in cui è coltivato, in grado di determinarne il carattere e l’unicità del vino che viene prodotto.

Aglianico del Vulture: cenni storici
L’Aglianico del Vulture è un vitigno autoctono che viene coltivato sulle pendici del Monte Vulture, antico vulcano a nord della Basilicata in provincia di Potenza, al confine con Puglia e Campania. Come tutti i vitigni appartenenti all’Aglianico, ha origini molto remote risalenti, secondo alcuni esperti, al periodo Magnogreco, tra il VII-VI secolo a.C.
Origini
L’area del Vulture era già abitate nel neolitico (resti di necropoli nel territorio di Rapolla), ma le i primi più cospicui insediamenti nell’area intorno risalgono all’VIII-VII sec. a.C. Fu la volta dei Dauni (resti e testimonianze a Lavello), seguiti poi dai Sanniti (IV- III sec. a.C.), prima dell’arrivo della dominazione romana con la fondazione della colina latina di Venosa. Gli antichi Romani indicarono il vitigno con il nome “Vitis Ellenica” e lo utilizzarono per produrre il famosissimo vino di Falerno.
Nunc vino pellite curas.
(Affogate nel vino gli affanni)
Quinto Orazio Flacco (I sec.a.C.)
Narrò di questo vino il poeta latino Quinto Orazio Flacco, originario di Venosa, vissuto nel I sec. a.C.
Medioevo
Con i Normanni, Melfi divenne la capitale dei loro possedimenti tra Lucania e Apulia. Con Federico II di Svevia la stessa Melfi fu scelta come sua dimora estiva. Nel Medioevo la coltivazione del vitigno fu promossa soprattutto dal sovrano svevo. Nel periodo di Carlo I d’Angiò, questo vino autoctono venne chiamato “vino rubeo Melfie”.
I vini del Vulture, graditi ai regnanti svevi e angioini, furono richiesti ed apprezzati dai mercanti fiorentini dell’epoca.
Età moderna
Nel XV secolo i vigneti occuparono gran parte delle pendici del vulcano e le fonti di quel periodo citano il “vino rosso di Melfi”, probabilmente riferendosi proprio all’Aglianico del Vulture.
Fu solo durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo che entrò definitivamente in uso il nome “Aglianico“.
Età contemporanea
Come gran parte delle uve e dei vini rossi meridionali, nell’Ottocento anche l’Aglianico del Vulture fu molto richiesto dai cantinieri napoletani, per correggere e arricchire i vini della provincia di Napoli.
Nel XX secolo il vitigno e i vini da esso prodotti iniziarono ad essere apprezzati. Ma è negli ani più recenti, con la riscoperta dei vitigni autoctoni italiani, che si è avuta una valorizzazione di questi straordinari prodotti, ottenendo i marchi DOC e DOCG per la tipologia “Superiore”.

Una curiosità: Il 24 marzo 2012, Poste Italiane ha emesso francobolli raffiguranti i vini di 15 Regioni d’Italia, tra questi uno è dedicato all’Aglianico del Vulture.
Il territorio dell’Aglianico del Vulture
In origine il Monte Vulture (m. 1326) è un vulcano, oggi spento, formatosi in un periodo compreso fra gli 800.000 e i 750.000 anni fa. È l’unica formazione vulcanica che sorge sul versante Apulo della catena appenninica.

Per tale ragione i terreni circostanti sono ricchi di CO2 e contengono in abbondanza oligoelementi di origine vulcanica, quali il fosforo e il potassio, dove il vitigno Aglianico trova il suo habitat naturale.
A rendere unica quest’area è la sua ricchissima biodiversità, dovuta alla varietà dell’ecosistema e ai differenti climi delle quote altimetriche, concentrata in un territorio ristretto un paesaggio variegato, caratterizzato da un’alternanza di montagne e colline, prati in fiore e fiumi, laghi e fitti boschi.
Famosissimi sono i due Laghi di Monticchio, il Lago Grande e il Lago Piccolo, creatisi nelle bocche crateriche del vulcano.

Le pendici esterne del Vulture presentano fino a 600-700 metri campi di cereali, vigne e oliveti, mentre il castagno prende il sopravvento, insieme alla quercia e al faggio man mano che si sale di quota. Tutto ciò favorisce anche una variegata presenza di specie animali ed una immensa biodiversità di fauna acquatica e terreste, nonché di avifauna con tantissimi rapaci e diverse specie migratorie.
Il territorio del Vulture è protetto grazie all’istituzione di un Parco regionale.

Una curiosità: una specie unica che abita nel Vulture è l’Acanthobrahmaea europaea: la Bramea è una farfalla di oltre settanta millimetri di apertura alare, che vola soltanto in pochi giorni dell’anno e in pochissime ore durante il giorno, anche con la neve. Questa farfalla è considerata un fossile vivente, un relitto miocenico.
I comuni interessati alla produzione dell’Aglianico del Vulture
Sono tutti in provincia di Potenza: Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, Montemilone.
Caratteristiche del vitigno
Il vitigno Aglianico trova il suo habitat naturale in terreni ricchi di minerali, argillosi e calcarei alla pendici del vulcano, quel terroir che renderà unico e inconfondibile il vino da esso ricavato.

Il vitigno è caratterizzato da:
- foglie di media grandezza, leggermente cuneiformi o orbicolari, e pentalobate;
- grappolo di media grandezza e compattezza, semplice o alato con una o due ali ben sviluppate;
- acino di forma sferoide di colore blu-nero con una grandezza media di 12-15 mm.
Caratteristiche del vino e abbinamenti
Il vino Aglianico del Vulture presenta caratteristiche peculiari che lo rendono uno dei più grandi vini rossi della Penisola:
- gli oligoelementi tipici dei terreni vulcanici;
- il clima fresco e secco;
- la lunga maturazione dell’uva;
- la tardiva vendemmia.
Il risultato finale è un prodotto dalla grande capacità di invecchiamento e dalla gradevole carica tannica. Con queste caratteristiche:
- Colore rosso rubino brillante con sfumature granata;
- Bouquet intenso e fruttato con aromi di sottobosco;
- Sapore asciutto, avvolgente, tannico – si ammorbidisce con l’invecchiamento.
L’Aglianico del Vulture si sposa perfettamente con:
- Carni di manzo e maiale, sia al forno che alla griglia;
- Selvaggina;
- Formaggi stagionati;
- Ingredienti piccanti e speziati.
Oggi troviamo sul mercato ottime bottiglie di vino Aglianico del Vulture DOC e DOCG Superiore.
Per gli amanti delle bollicine
l’Aglianico del Vulture è anche DOC Spumante Rosso. Un interessante vino con bollicine di colore rosso rubino tendente al granato che, con l’evoluzione, può assumere riflessi aranciati. Al naso i sentori di fiori di campo si aggiungono alle profumazioni fruttate; in bocca ha ritorno di frutti rossi e spezie.





Complimenti per l articolo
Grazie 😊
Ottimo articolo ben fatto
Bell’articolo. Molto dettagliato e preciso.
Grazie mille 😉
Conoscevo solo le acque del Vulture ora conosco il vino… molto interessante!