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Riflessione su Il Grande Gatsby come Simbolo di Realizzazione ed Eterna Giovinezza

Tante parole sono state spese per uno dei romanzi più importanti della letteratura, “Il grande Gatsby” (il migliore che abbia mai letto) e onestamente dubito che si possa fare meglio: lo stile di questo romanzo è elegante ma essenziale, come un vestito di Armani, privato, nelle varie revisioni, di quegli elementi ampollosi che gli avevano fatto notare i critici.

Ma di cosa parla questo libro? Nick Carraway (felice la scelta di scegliere questo personaggio come testimone), si trasferisce a New York e prende casa nell’esclusiva Long Island; qui resta attratto da un parvenu: Jay Gatsby.

Non si sa bene come Gatsby abbia accumulato la sua fortuna: si mormora con traffici illeciti, ma in fondo credo che questo particolare sia per creare un alone di mistero attorno alla sua figura, e per renderla quasi eterea.

Questo perché lui è un simbolo, incarna il sogno americano: la possibilità che l’uomo, qualsiasi uomo, (perlomeno negli anni Venti) aveva di realizzare la propria felicità, anche e soprattutto quella materiale; la possibilità di arricchirsi senza stare troppo a guardare alle vie, perfino oscure, da battere per centrare l’obiettivo,

Ma Gatsby non rappresenta solo questo. Ciò infatti non basterebbe per spiegarne il successo senza età. L’altro motivo è proprio il fatto di simboleggiare un altro sogno, quello dell’eterna giovinezza, di recuperare il passato, poter tornare indietro per conquistare, al contrario di prima, la donna amata, Daisy, cugina della voce narrante.

Questo scacco è stato causato dal suo essere povero, dalle differenze sociali. Lui fa i soldi solo per questo, e solo per questo organizza scintillanti feste nella sua villa, tenute nella speranza di attrarla; e quando i due si rincontrano, lei invece gli dirà che “Non si può ripetere il passato“.

Ecco, Gatsby sono io, siamo noi che non ci arrendiamo al passare del tempo, che cerchiamo di trasformare il nostro passato nel presente, addirittura nel futuro.

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