Morticia Knight, autrice americana molto nota agli amanti della narrativa gay, torna in scena con la nuova prima uscita della serie Fathers grazie al volume “Nel nome del padre” reperibile su Amazon.

Anche stavolta la Knight ci porta nel mondo del BDSM ed in special modo ci fa conoscere le dinamiche di una relazione Daddy/Boy particolarmente complessa.
Dopo l’uscita la serie “50 sfumature” il genere BDSM è stato sdoganato e molti pregiudizi sono stati abbattuti. I giochi erotici di sottomissione possono presentarsi in decine di modalità diverse che includono sia l’aspetto più fisico del termine che l’aspetto psichico. Non troviamo solo frustini, corde, manette e oggetti atti a procurare dolore ma abbiamo davanti un ventaglio ben più complesso e ricco sia di “materiali” che di rapporti fra due persone consenzienti.

“Nel nome del padre” ci fa conoscere Malcom, un Daddy che non è mai riuscito ad affrontare la perdita del suo compagno; cause fortuite lo portano a conoscere Seth, un giovane ragazzo che per volontà di un padre-padrone ha vissuto una vita fatta di campi di “riconversione” e violenze varie, il tutto nel nome di un Dio omofobo ed intransigente. Fra i due ovviamente nasceranno dei sentimenti profondi ma sopratutto la relazione Daddy/Boy riuscirà a tirare fuori Seth dal suo stato mentale gravemente instabile. Purtroppo spesso non si cede all’idea che un figlio possa essere “diverso” e quando le ideologie/religione prevaricano sulla ragione, ogni metodo che potrebbe essere curativo diventa attuabile. Vessazioni fisiche e psichiche a livello dell’abuso possono essere all’ordine del giorno e considerate perfettamente normali… per quanto assurdo e terrificante possa essere.

Nel BDSM le dinamiche Daddy/Boy sono frequenti ed in questo libro viene sviluppata proprio questa tipologia di rapporto. Fra i due protagonisti i sentimenti scoppiano subito velocemente ma in modo platonico. Si rafforzano con molta calma sopratutto perchè Seth è veramente un ragazzo estremamente traumatizzato. E no… in questo libro non troviamo scene di sesso estremo. Ovviamente qualche scena c’è ma è molto tranquilla e non ha nulla a che fare col classico BDSM. E’ una storia di speranza, accettazione e cambiamento psicologico; si deve capire che due persone possono sentirsi realizzate avendo qualcuno cui badare o farsi proteggere. So che si tratta di un genere molto particolare, ma ha le sue motivazioni ed i suoi fondamenti estremamente validi.
Se non si conosce questo genere, sicuramente questo libro introduce ad una parte del BDSM molto soft e dolce dove i ruoli dei protagonisti sono perfettamente definiti e contribuiscono a costruire una relazione efficace, salutare ed estremamente soddisfacente fra entrambi i partner.





Quando ho letto il titolo ho pensato all’omonimo film del regista Jim Sheridan “In the Name of the Father” tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, Orso d’oro a Berlino nel 1994. Invece è tutta un’altra storia…