Da un buon libro non si rimane mai delusi. Le perfezioni, il nuovo romanzo dello scrittore Vincenzo Latronico, a suo modo, lo è.
Edito da Bompiani, il libro è incentrato sulle figure di Anna e Tom, giovani creativi digitali di base a Berlino.
Il romanzo ne analizza le dinamiche di coppia, lo stile di vita, le ansie, i progetti e le aspirazioni che sono comuni ai loro coetanei della generazione millenial.
Un romanzo sulle cose
Latronico racconta il passaggio dai venti ai trent’anni dei suoi protagonisti, il loro approccio al lavoro, flessibile e iperconnesso alla rete, le preoccupazioni per la precarietà dei progetti lavorativi ma anche l’inebriante felicità del successo, l’illusione di vivere un’esistenza che sia la rappresentazione perfetta dello stile di vita che fa incetta di “like” sui social network.
In questa vita, in primavera e in estate, si beve il caffè sul balcone approfittando del sole da est, scorrendo i titoli del New York Times e gli aggiornamenti dei social sullo schermo di un tablet. Si annaffiano le piante, come parte di una routine che comprende lo yoga e una prima colazione arricchita da vari tipi di semi. Si lavora dal laptop, certo, ma col ritmo di un pittore più che di un impiegato: a uno scatto di concentrazione intensa alla scrivania si intervalla una passeggiata, una videochiamata con un amico che propone un progetto, uno scambio di battute sui social, un salto al mercato biologico dietro casa.
Lo sguardo con cui Latronico osserva i personaggi è discreto, a volte tagliente, ma rimane ostinatamente in superficie, sulle cose. Perché le cose sono protagoniste al pari delle persone in questo romanzo (come del resto nel romanzo di Georges Perec a cui fa chiaro riferimento l’autore, Le cose, appunto).
L’ambiente che avevano intorno, che avevano scelto e creato, in cui dormivano e lavoravano era l’unica manifestazione tangibile di ciò che erano. Quella casa e quegli oggetti non si limitavano a corrispondere alle loro personalità: le fornivano un punto d’appiglio, dimostrando ai loro stessi occhi la solidità di uno stile di vita che da una prospettiva diversa (quella che sarebbe stata la norma una generazione prima) appariva friabile. Il caos di per sé poteva risultare allegro, creativo; ma in quel contesto sembrava un sintomo di impermanenza.
Tutto perfetto. O quasi.
Andando avanti con la lettura, si fa più evidente e comprensibile il senso di insoddisfazione e di vuoto dei due protagonisti. Anna e Tom non parlano mai tra loro – non ci sono dialoghi diretti, per scelta stilistica – come se la loro vita condivisa fosse in realtà vissuta da ognuno per proprio conto, senza nulla da dire o condividere con l’altro.
Si raccontano attraverso l’onnipresenza sui social network, su Instagram in particolare, dove è più facile condividere quella che è l’immagine perfetta della loro vita: l’appartamento perfettamente arredato, le piante, il cibo fotografato con cura, le gallerie d’arte contemporanea, gli interessi culturali, i ristoranti vegetariani e gli eventi giusti da frequentare o le petizioni da firmare online per sanare un difetto di attivismo politico-sociale.
Tutte le immagini sono giustapposte, ma rimane in sottofondo una grande distanza tra le aspirazioni dei personaggi e la loro vera realtà. Non a caso sono in difficoltà nell’immaginare un futuro:
Non riuscivano a figurarselo sostanzialmente diverso dalla loro quotidianità – così liscia e curata – e ciò gli conferiva un che di astratto e poco allettante.
Le perfezioni, in questo senso, ha molto del saggio antropologico più che del romanzo. Anna e Tom sono archetipi di una generazione vista senza giudizi critici, raccontata attraverso l’aspirazione ad un modello di vita – una sorta di interior design dell’animo umano contemporaneo – riconoscibile tra migliaia di altri, ma allo stesso modo “conforme” allo status proprio di quel modello.
L’autore
Vincenzo Latronico è nato a Roma nel 1984, ha pubblicato tre romanzi sempre per Bompiani (Ginnastica e rivoluzione, La cospirazione delle colombe e La mentalità dell’alveare), un saggio sull’Etiopia coloniale (Narciso nelle colonie, con il fotografo Armin Linke) traduce libri e insegna alla scuola Holden di Torino.





