The Midnight Club è una serie televisiva statunitense, prodotta da Intrepid Pictures per Netflix, andata in onda per la prima volta il 7 Ottobre 2022. È l’adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Christopher Pike, ed è stata realizzata da Mike Flanagan e Leah Fong.
È un teen-horror-drama ambientato negli anni Novanta, composto da dieci episodi da circa un’ora ciascuno. Ogni episodio è legato l’uno all’altro da un filone comune, arricchito singolarmente da storie molto diverse tra loro.

The Midnight Club: la trama
È a Brightcliffe che si svolge questa storia, un maniero molto antico trasformato in una casa di cura che ospita ragazzi a cui sono state diagnosticate delle malattie terminali. I protagonisti sono molto giovani, e l’unica cosa che li accomuna è proprio la malattia. Un punto che li unirà nel corso della serie è il Midnight Club, di cui tutti fanno parte. Li porta a riunirsi ogni notte in biblioteca, per poter raccontare delle storie dell’orrore di loro invenzione.
Tra tutti gli adolescenti spicca Ilonka (Iman Benson). Protagonista della serie, le è stato diagnosticato un carcinoma papillare alla tiroide, e vede in Brightcliffe la sua salvezza. Grazie alle sue ricerche, scopre che Julia Jayne, una ragazza affetta dalla sua stessa malattia, negli anni Sessanta uscì dal maniero completamente guarita, dopo esser sparita per una settimana e senza alcuna apparente motivazione.
Sarà proprio questo a spingere Ilonka a cercare nella casa di cura un modo per far regredire la propria malattia. Nel frattempo, riesce a stringere una grande e travagliata amicizia con la sua compagna di stanza Anya (Ruth Codd), che la porterà ad entrare a far parte dell’esclusivo club.
Ad un occhio superficiale, The Midnight Club sembra essere proprio il classico teen-drama per adolescenti. Basta, però, aguzzare un po’ le orecchie, per capire quanto questa serie abbia da raccontare.
Non solo i giovani si ritrovano ad affrontare la morte imminente, ma devono anche fare i conti con ciò che sembra nascondersi a Brightcliffe. Qualcosa di non così tanto umano.
Mike Flanagan ed il confronto con i lavori precedenti
Per gli amanti dell’horror e per chi, in questi anni, ha seguito le varie produzioni Netflix, Flanagan non è un nome nuovo.
Famoso per la serie di The Haunting Of e per Midnight Mass, Mike Flanagan è l’autore di non pochi incubi, che hanno tormentato i suoi spettatori. È proprio il suo nome, che carica la serie di parecchie aspettative da parte del fidato pubblico.
Ricordando The Haunting of Hill House e The Haunting of Bly Manor, che hanno approfondito e riportato in auge le storie di fantasmi e case infestate, e Midnight Mass, che ha messo in ballo la religione e l’ha mischiata ad un fantasy di ottima qualità, ciò che lo spettatore si aspetta da The Midnight Club è un prodotto di alta qualità. E questa serie lo è, ma in modo totalmente diverso.
The Midnight Club scivola via velocemente.
I primi episodi sembrano quasi non avere la durata di un’ora, e lo spettatore inizia a chiedersi quale sia il vero obiettivo degli autori. Ma basta andare un poco più avanti per rivedere, in questo nuovo prodotto, la tristezza e l’angoscia che porta con sé Hill House. Sono due storie completamente diverse, eppure così simili.
In The Midnight Club, il pubblico percepisce l’angoscia ed il dolore dei protagonisti.
Spera e soffre come se facesse parte di quella stessa storia, e si ritrova a capire molto in fretta che quel prodotto non è affatto un teen-drama.
Ed è lì che ritroviamo l’impronta di Flanagan. Non solo un mondo cupo ed inquietante, carico di mistero e voci fantasma, ma un mondo che ci racconta la sofferenza dei suoi protagonisti. Talmente reale da poter essere sfiorata e, per questo, capace di toccarci l’anima.

I racconti dell’orrore al centro del Midnight Club
Il Midnight Club è la classica scusa che ogni ragazzino utilizza per riunirsi attorno ad un tavolo a mezzanotte, raccontando storie che possono spaventare gli altri. Ed è proprio questo che fanno i nostri protagonisti.
La peculiarità, però, è che in quelle storie, a volte spaventose ed a volte soltanto tristi, c’è parte della vita dei personaggi della serie. In ogni racconto dei giovani ragazzi c’è una parte di loro, una parte della loro speranza, della loro paura; un piccolo pezzo di realtà che hanno trasferito in quella che è soltanto una semplice storia dell’orrore.
Quegli stessi racconti diventano il punto focale della serie, accompagnando lo spettatore dall’inizio alla fine. Mostrano come in ogni adolescente c’è la percezione di un finale diverso, non solo di quella storia, ma della propria stessa vita. I giovani, attraverso quei racconti, ci mostrano come percepiscono la vita, ed è proprio per questo motivo che la serie non avrebbe potuto farne a meno.
Episodio dopo episodio scopriamo, però, che il Midnight Club non è una creazione recente. È una tradizione di chi, arrivato per primo a Brightcliffe, ha voluto creare un posto in cui sentirsi al sicuro, liberandosi delle paure e del peso incombente della morte, con una sola promessa: esserci anche nell’aldilà. Ed è la promessa che i giovani protagonisti si fanno. Il primo a lasciare il mondo dei vivi, avrebbe cercato in tutti i modi di contattare gli altri, dimostrando loro che anche dopo la morte sarebbe stato lì con loro.
L’oscuro passato di Brighcliffe
Mostrato dai giornali come un luogo in cui i giovani pazienti oncologici possono vivere senza più combattere, accettando la malattia e trascorrendo gli ultimi giorni della loro vita serenamente, Brightcliffe appare ad Ilonka come un luogo da sogno. Elle scoprirà in fretta che non è così.
Tipico di Flanagan è proprio il trasformare un luogo, apparentemente immacolato, in una casa dei fantasmi. È quello che accade in The Midnight Club, anche se non con così tanta inquietudine come accaduto in passato.
Brightcliffe sembra nascondere più segreti di quanti se ne raccontino. Taciuti per anni e tenuti nascosti in libri e diari, pochi giovani sono riusciti a trovarli. E sarà proprio Ilonka a rispolverare quel passato, scoprendo a chi apparteneva in precedenza la proprietà e ciò di cui essa si è macchiata negli anni.
Episodio dopo episodio, avvertiamo la presenza di rituali, sacrifici, sangue e fantasmi, con la presenza incombente di quella morte. Sembra essere questo ciò che la serie vuole raccontare: un mondo in cui la morte fa da padrona e da cui tutti, giovani e meno, vogliono fuggire.

Una serie horror ma non abbastanza
The Midnight Club sembra non raccogliere ciò che le precedenti opere di Flanagan hanno lasciato.
La serie è permeata da un’aria di inquietudine che, però, non raggiunge mai il suo culmine. Lascia lo spettatore in attesa di un terrore che non sembra arrivare mai. Forse è proprio questo, uno dei motivi per cui non raggiunge gli elevati di picchi di prodotti come The Haunting of Hill House.
La paura che permea le storie raccontate dai ragazzi non è mai reale. Sono, infatti, alla stregua di storie simili a quelle raccontate in Piccoli Brividi. Più che spaventare, portano lo spettatore ad empatizzare con il narratore, cercando i punti in comune tra i racconti e quelle vite stroncate dalla malattia. Non c’è paura in quelle storie, ma soltanto tanta, tanta angoscia.
Nonostante Brightcliffe sembra essere più oscura di quanto la Dottoressa Stanton (Heather Lagenkamp), colei che si occupa dell’intera struttura, voglia raccontarci, Flanagan non riesce mai ad approfondire ciò che lascia intendere. I fantasmi rimangono soltanto una sporadica apparizione, lasciando il pubblico con domande che non ricevono risposta. Questo lo portano persino a chiedersi se siano reali, o soltanto il frutto dell’immaginazione di giovani particolarmente suscettibili.
Il paranormale sembra non fare da padrone, questa volta.
Lasciato a fare da sfondo, a volte viene sfatato e, soltanto alla fine, ripreso con l’obiettivo di creare suspense. Suspense che, però, si spegne con la fine della serie stessa.
Troppi interrogativi
The Midnight Club si chiude senza una vera e propria conclusione.
Lascia lo spettatore con molti interrogativi, con domande che non hanno ricevuto risposta e con aspetti di quella storia che non sono stati approfonditi abbastanza. Alcuni personaggi chiudono la loro storyline, altri sembrano avvicinarsi alla fine che ci aspettavamo. Ma il lato oscuro di Brightcliffe, quello che sembra la parte più interessante, viene lasciato aperto, senza alcuna risposta certa.
La storia dei giovani affetti da una malattia terminale si è conclusa.
Ognuno sembra aver chiuso il proprio ciclo narrativo, ma rimangono talmente tante cose in sospeso che la serie non sembra affatto conclusa per davvero. I dieci episodi di The Midnight Club lasciano lo spettatore con l’amaro in bocca. Con la sensazione che, quella che era stata presentata come una storia dell’orrore, ha lasciato soltanto interrogativi, domande e dubbi che non sono stati né affrontati né risolti.
Brightcliffe è davvero così oscura come Ilonka e Kevin (Igby Rigney) pensano? I fantasmi che alcuni dei giovani hanno visto, sono reali o sono soltanto frutto della loro immaginazione? La Dottoressa Stanton è sincera come appare, o nasconde qualcosa dietro la sua gentilezza? La morte, colei che ci accompagna per tutta la serie, è davvero quel mostro che allunga i suoi artigli sulle proprie vittime? O anche quella è l’immaginazione di giovani dalla vita ormai conclusa? E la setta di cui Ilonka parla ad inizio serie, quella che ha abitato Brightcliffe in precedenza, cosa realmente ci nasconde?
Troppe domande, per un prodotto che si è concentrato su tutt’altro.
La possibilità di una seconda stagione
Proprio recentemente, Flanagan si è espresso sulla possibilità di una seconda stagione.
Il prodotto, totalmente a sé stante rispetto a quelli creati in precedenza, è basato su una serie di romanzi che danno diversi spunti per poter continuare. Se così fosse, se Netflix accettasse di produrre una nuova stagione, ogni dubbio potrebbe essere stato ragionevolmente lasciato lì per essere risolto successivamente.
Ma se così non fosse? Se The Midnight Club rimanesse un prodotto da una sola stagione, avrebbe raggiunto il suo obiettivo? Probabilmente no.

Conclusioni
Dopo una visione attenta ed approfondita non c’è dubbio che The Midnight Club sia un ottimo prodotto.
Una di quelle piccole chicche che Netflix regala ai suoi spettatori, e che merita di essere goduta con le migliori aspettative possibili.
Si rivela, però, essere ciò che in realtà non sembra.
Non è un racconto dell’orrore. Non parla soltanto di giovani che amano farsi paura a vicenda nel cuore della notte con storie di fantasmi. Ci racconta come dei ragazzi, con poche speranze di sopravvivere, affrontano i loro ultimi istanti di vita, con forza e speranza; con una maturità che a volte ci lascia spiazzati.
The Midnight Club ci mette faccia a faccia con la morte vera e propria. Ci coinvolge totalmente, trasportandoci in un modo fin troppo reale e diverso da quello che ci aveva presentato, e lascia alle sue spalle l’horror e la paura di ciò che è sconosciuto. I protagonisti hanno paura della morte, della fine della loro vita, di non poter vivere abbastanza a lungo. Ed è per questo motivo che la serie è permeata da un’angoscia che non lascia lo spettatore impassibile, e che lo coinvolge totalmente.
Purtroppo, a causa dei molti spunti inseriti sporadicamente nei vari episodi e delle parentesi lasciate aperte, non riesce a soddisfare completamente chi la guarda, classificandosi per ora al di sotto delle precedenti opere di Flanagan. Rimane una serie piena di punti interrogativi e colma di spunti eccessivi per i soli dieci episodi da cui è costituita ed il modo in cui sono stati raccontati, lasciando così con l’amaro in bocca chi ha deciso di guardarla tutta d’un fiato e non ha ricevuto le risposte che sperava.
Non è la serie che ci si aspetta. Non ci porterà ad abbracciare un cuscino per paura che un fantasma ci faccia saltare dalla sedia, ma ci porterà a soffrire. Farà scorrere delle lacrime sul nostro viso, perché ci presenterà una realtà spaventosamente reale.
The Midnight Club è sicuramente consigliata a coloro che vogliono guardare un prodotto di qualità, con una regia classica, senza infamia e senza lode, con un ottimo cast ed un argomento molto forte trattato molto bene. Nonostante i suoi difetti merita sicuramente una possibilità, forte della probabilità che venga realizzata una seconda stagione. Potrebbe essere apprezzata da un pubblico amante delle storie forti e strappalacrime, con quel pizzico di inquietudine che non guasta mai.



