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Obi Wan Kenobi – La serie di cui non c’era bisogno

Con Obi-Wan Kenobi la Lucasfilm si è posta l’obiettivo di collegare la trilogia prequel di Star Wars (1999-2005) con quella storica (1977-1983), ambientandola a dieci anni di distanza da da Star Wars Episodio III – La vendetta dei Sith.

Trama

Dieci anni dopo i drammatici eventi de Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, Obi-Wan Kenobi veglia su Luke Skywalker sul pianeta desertico di Tatooine, dopo aver subito la sua più grande sconfitta, ovvero la rovina del suo migliore amico e apprendista Jedi Anakin Skywalker, che è diventato il malvagio e corrotto Signore dei Sith Darth Vader e che è ora a capo degli Inquisitori, il cui compito è di distruggere gli ultimi frammenti dell’Ordine Jedi.

Un Obi Wan Kenobi rispolverato da Ewan McGregor

In 6 puntate da praticamente 35 minuti l’uno, hanno raccontato una storia piuttosto semplice e lineare, ma l’impressione generale è che non sia stata narrata adeguatamente.
Il personaggio interpretato da Ewan McGregor riesce a restituire le stesse atmosfere e sensazioni che susciterebbe un Obi Wan Kenobi a metà tra Una Nuova Speranza e la trilogia prequel.

Sicuramente da lodare il suo lavoro prima di tutto nella ripresa azzeccata di un personaggio ormai abbandonato da 17 anni, e poi per la sua performance ispirata che è riuscita a trattare adeguatamente Obi-Wan, reputato intoccabile dal fandome.

Molti alti e bassi, con tante cose inutili

A fronte di un esordio piuttosto convincente, i 3 episodi centrali prima del finale di stagione hanno costituito il problema principale della serie. La regia di Chow non ha convinto sempre, ma soprattutto la serie è costellata di personaggi e sottotrame inutili.

La storia principale è molto semplice.
La Terza Sorella, mentre cerca i Jedi insieme agli altri Inquisitori, per catturare Obi-Wan, rapisce Leia per attirarlo. Lui la trova e riesce a fuggire. Viene quindi inseguito da Vader e gli Inquisitori fino a che non riesce a scappare e riportare Leia ad Alderaan. Ma all’interno di questa narrazione lineare, gli episodi sono annacquati di scene e personaggi che non servono a nulla.
In un episodio c’è solo la linea A. Praticamente non esistono altre linee narrative. Esistono solo scene con personaggi che non tornano più. Dal finto Jedi, a Tala, il quinto fratello e il Grande Inquisitore.

Molti difetti, ma una Leia davvero azzeccata

È un prodotto che non aveva nessuna fretta di uscire.
È una storia ambientata nel passato di Star Wars e alcune accortezze potevano essere gestite sicuramente meglio. Si poteva inserire una piccola storyline che intrattenesse un po’ di più, ma il lato fanservice è fatto bene, alcuni personaggi sono realizzati a modo, con le stesse location.

Leia tra tutti è sembrata azzeccata per il personaggio ed è rassomigliante come è nella trilogia classica. È parsa la stessa coraggiosa, ribelle e logica Leia di Episodio 5.

Conclusioni

Se dovessi dire il mio episodio preferito, sarebbe scontato dire l’ultimo per il fanservice e il buon finale. Ma la conclusione e le motivazioni di Reva non le ho proprio digerite. È stato un personaggio che inizialmente sembrava ben caratterizzato, ma poi le sue scene sono diventate noiose.

In conclusione, posso dire che devo ancora capire quale è la mia posizione sulla serie.
Io credo che si possano apprezzare delle puntate e altre no, così come nella saga cinematografica ci sono dei film che apprezzo e altri no.
Se devo parlare della serie nel suo complesso non posso dire che non mi abbia intrattenuto, ma nutro molto rancore per alcuni aspetti che riguardano la sceneggiatura e la messa in scena.


Dario Esposito

In arte Mr.Zero, sono un autore e sceneggiatore appassionato di scrittura creativa. Amo il cinema e tutto ciò che è Nerd, in particolar modo il genere fantasy, i fumetti e i giochi di ruolo.

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