Questo Michelangelo interpretato da Riccardo Scamarcio è piuttosto lontano da quello conosciuto nella mini serie del 2008. Qui il ruolo di Michelangelo da Merisi venne affidato ad Alessio Boni; tormentato, cupo ma con una vena intimistica e spirituale.
Michele Placido, che ne ha scritto la sceneggiatura (in collaborazione con Fidel Signorile e Sandro Petraglia) riservandosi il ruolo (centrale negli anni romani) del Cardinal Del Monte, non ha edulcorato la realtà ambiguamente festosa di quel mondo. I fasti rinascimentali vengono gradualmente offuscati dalla censura, dettata dalla Riforma e dalla Controriforma. Inoltre, i costumi sessuali, che riguardavano non solo gli artisti ma anche gli alti prelati, non vengono nascosti.
Ne “L’ombra di Caravaggio” si dà credito ad una congettura in particolare, tra tutte quelle che hanno cercato di spiegare la tragica scomparsa del pittore di origini lombarde. Placido, infatti, preferisce l’ipotesi della crudele vendetta di Ranuccio, che priverà il mondo del genio artistico di Caravaggio. E il pittore, cui Scamarcio ha prestato le sembianze, è indubbiamente un uomo inquieto e tenebroso, che però gioca su corde più carnali.
La sua spiritualità si traduce nella scelta di modelli fuori dai canoni dell’epoca (una prostituta a raffigurare la Madonna, ad esempio), nel tentativo di umanizzare il divino.
Ciò scaturisce da una fervida e sincera fede nel Cattolicesimo. Ciò si evince dagli intensi dialoghi con una delle sue più fidate estimatrici, Costanza Colonna, interpretata con garbo e misura da Isabel Huppert.
“L’ombra di Caravaggio” è un film incentrato sulla figura dell’ ombra
Il misterioso inquisitore, interpretato da Louis Garrel (doppiato da Adriano Giannini) ci regala un intenso dialogo con il pittore durante le scene risolutive del film.
È lui che, attraverso una serie di flashbacks, conduce lo spettatore sulle tracce di Caravaggio attraverso fatti e misfatti, incontri fortunati e disavventure. Eleganti feste a Palazzo Madama a Roma e squallide taverne dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Il tutto senza trascurare una delle caratteristiche pregnanti dell’arte di Caravaggio: l’uso della luce.

Anche nel film, infatti, si riscontra questa antitesi tra la luce abbagliante dei paesaggi marini e il buio delle galere. La sfarzosità delle dimore dei Colonna, e il grigiore e la desolazione dei reietti di Santa Maria in Vallicella, dove Caravaggio incontra frate Filippo Neri, interpretato da un irriconoscibile Moni Ovadia.
Il Cast
Per quanto concerne il cast, va sottolineato che “L’ombra di Caravaggio” è un film corale dove sono tutti comprimari di rango.
Basti pensare al mendicante Battista, interpretato di Alessandro Haber, oppure alla veemente presenza di Giordano Bruno ad un passo dall’esecuzione della condanna in Campo de’ Fiori, che ha la voce e l’espressività di Gianfranco Gallo. Abbiamo, poi, Lorenzo Lavia e Brenno Placido (rispettivamente Orazio Gentileschi e Ranuccio).

In buona sostanza, “L’ombra di Caravaggio” è un’opera filmica che non ha pretese di ricostruire la Storia né ha fini documentaristici. È una libera chiave di lettura di una vicenda storica su cui gravano ancora molte ombre, proprio come sulle tele più belle del pittore che tale storia ha ispirato.




