(IN SALA dal 24/02/2022)
Passato e/è presente
È incredibile quanto un film ambientato nel 1938 possa risuonare nei giorni che stiamo vivendo.
Il 14 luglio del 1938 viene promulgato, sul Giornale d’Italia, il Manifesto degli scienziati razzisti.
Tra le voci del folle decalogo, troviamo anche, al punto nove:
«Gli ebrei non appartengono alla razza italiana […] Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei.»
I firmatari, alcuni eminenti scienziati del tempo, sostengono poi che:
«È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti.»
Di lì a poco, fra il settembre e l’ottobre dello stesso anno, saranno promulgate le leggi razziali fasciste, una delle più gravi vergogne del Novecento italiano.
Pesanti ombre e flebili luci
In questo contesto storico, avviene l’incontro tra Luciano (Riccardo Scamarcio), proprietario di un noto ristorante di Ascoli Piceno, e Anna/Esther (Benedetta Porcaroli).
Quest’ultima rivela solo in un secondo momento di essere una donna ebrea in fuga, che vive sotto falsa identità. Lo fa quando il suo rapporto con colui che, dapprima, è solo il suo datore di lavoro, diviene qualcosa di ben più profondo.
Giuseppe Piccioni, già autore di film intimisti come Luce dei miei occhi e La vita che vorrei, lavora mantenendo una linea di demarcazione tra il fuori e il dentro. Lo fa in modo sia fisico che metaforico.

Un enorme vetro – una vetrina – infatti si frappone tra Luciano e ciò che avviene all’esterno del suo locale. È come se l’uomo, per viltà, per indifferenza, riuscisse a leggere la crudele storia del suo tempo solo attraverso una barriera di sicurezza.
L’incontro, che spesso di trasforma in scontro, con Anna/Esther lo desta dal suo torpore complice. Grazie alla giovane donna, Luciano riesce a uscire, a contemplare le brutture fasciste, anche le proprie; le brutture che rifiutava di ammettere, o che celava dietro il riserbo professionale, adesso è costretto a osservare da vicino e senza filtri.
Si giunge così a un finale che tramuta il vetro in un specchio, magari anche in una lente deformante (ma in senso positivo, nel senso di una strada possibile). Luciano vede ciò che per anni ha rinnegato negli occhi limpidi di Esther. La porta al mare, come lei gli aveva chiesto, e le regala – forse – una via d’uscita. Così facendo, la regala finalmente anche a se stesso.
Cosa guardare, se vi è piaciuto L’ombra del giorno
Se L’ombra del giorno vi è piaciuto, vi consiglio di guardare Tramonto, opera seconda del talento ungherese, László Nemes.
Siamo a Budapest, nel 1913, quindi alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Mentre Esther è alla disperata ricerca di un futuro, Irisz, la protagonista di Tramonto, ricerca il proprio passato. Si tratta tuttavia di un passato la cui longa manus si estende inevitabilmente sul presente…
Tramonto è disponibile in home video, in formato dvd, e compreso nell’abbonamento ad Amazon Prime Video.
Cosa leggere, se vi è piaciuto L’ombra del giorno
«E noi? Stupidamente onesti entrambi, uguali in tutto e per tutto come due gocce d’acqua […], avremmo mai potuto sopraffarci l’un l’altro, noi, desiderare davvero di “sbranarci?”»
Dei vari riferimenti che si possono fare, non so perché, quello che mi è venuto subito in mente è stato al romanzo di Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini.
Non la quiete prima della tempesta, ma la quiete durante la tempesta; l’occhio del ciclone che avviluppa due personaggi che non sono uguali per nulla, anzi, non potrebbero essere più diversi: lei ebrea sotto falsa identità e lui camerata (senza troppa convinzione).
Eppure il sentimento compassionevole tra due persone, che si parlano con sincerità, fa scricchiolare i cardini della lugubre mascherata fascista. E consente al miraggio della liberazione di diventare concreto. Almeno per un istante.

Dati i tempi attuali, funestati dal conflitto russo-ucraino, consiglio anche la lettura di La banalità del male, di Hannah Arendt (in foto). Il male burocratico, quello di chi “ha solo eseguito un ordine”, ci appare in tutta la sua agghiacciante attualità.




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