La leggenda di Sam Raimi torna in grande stile 42 anni dopo il suo esordio.
La casa – Il risveglio del male è il nuovo sequel della trilogia originale, scritto e diretto da Lee Cronin (Hole – L’abisso) e prodotto dal trio Sam Raimi, Bruce Campbell e Robert Tapert.
Il regista Cronin offre la sua nuova e terrificante interpretazione del Libro dei Morti con un netto cambio di scenario, da un capanno nella foresta a un edificio fatiscente in città.
La trama stavolta è incentrata su due sorelle e la famiglia.
Trama di La Casa: Il risveglio del male
Beth e Ellie (Lily Sullivan e Alyssa Sutherland) sono due sorelle molto diverse tra loro.
Beth fa il tecnico per i concerti ed è sempre in giro per il mondo, conducendo una vita rock e disordinata. Ha appena scoperto di essere incinta e ne sembra molto preoccupata.
Ellie, invece, ha tre figli: Danny (Morgan Davies), Bridget (Gabrielle Echols) e Kassie (Nell Fisher). Il marito l’ha appena lasciata e sta per essere sfrattata dal suo appartamento. Quando si incontrano, queste due donne, che hanno un rapporto complesso ma anche profondo, non sanno a cosa andranno incontro da lì a breve.
Un terremoto, infatti, scoperchia i sotterranei segreti del vecchio palazzone in cui Ellie e i suoi tre figli vivono. Qui il figlio aspirante Dj scopre un vecchio libro maledetto e dei vinili. Riproducendoli, risveglia una forza assassina e millenaria che non aspetta altro di mietere vittime.
Una nuova linfa
La casa – Il risveglio del male, nonostante non appaia Campbell nei panni di Ash, è un ritorno all’essenza.
È talmente sanguinosa e dolorosa da tenere lo spettatore sulle spine, proprio come piace ai fan. Un film perfetto per un nuovo pubblico che non ha mai visto la saga originale.
Per i fan di lunga data, è un omaggio che da nuova linfa all’intramontabile franchising.
Come il gatto con il topo
Nonostante il prologo e l’introduzione lenta che presenta i personaggi, il film ha un ritmo veloce nel complesso. Tra una scena gore e splatter, non si ha un attimo di respiro, complice anche il fatto che le vicende si svolgono in un appartamento e il pianerottolo di un palazzo.
La location è stata sfruttata al meglio, causando un senso di claustrofobia e frustrazione, soprattutto nelle scene in penombra tipiche di Raimi. La violenza è presente in quasi ogni scena ed è anche molto variegata (Tipo grattugiare un polpaccio).
È presente anche molta violenza psicologica.
Il demone che ha impossessato la madre si diverte a torturare la sorella e i figli, giocando con loro proprio come un gatto farebbe con un topo in trappola.
Una madre terrificante
A livello tecnico è fatto tutto bene, anche gli effetti speciali sono curati a dovere e non si nota la presenza di CGI.
Il trucco usato sulla madre è molto naturale ed esalta la sua interpretazione strabiliante, che incuteva terrore a ogni movimento ed espressione (a tratti sembrava una versione del Joker al femminile).
Un demone fuori la porta
Sono presenti anche molti cliché tipici del genere e le reazioni dei personaggi a certi eventi (davvero palesi) sono molto ritardate. Ci sono alcune forzature nella sceneggiatura, come il far rimanere fuori a una porta di fragilissimo legno un demone potentissimo, capace di distruggere praticamente ogni cosa.
Di buono c’è un’evidente citazione a Shining e a vari elementi tipici che hanno reso famosi i film.
Uno di questi è la motosega protagonista nelle scene finali, e l’agglomerato di corpi che hanno ricordato un po’ nella messa in scena esagerata Resident Evil.
Conclusioni
Chi vedrà questo film rimarrà molto impressionato dalle scene di violenza, ma non sarà pienamente soddisfatto. Nonostante le innumerevoli scene splatter e gli ettolitri di sangue versato, si uscirà dalla sala senza la classica suggestione che può arrecare un horror di questo tipo. Ma nei 97 minuti si rimarrà intrattenuti fino alla fine e si proverà una sensazione di ansia, perché può succedere di tutto, e di dolore per le scene di violenza abbastanza cruente.
È tutto fatto bene a livello visivo, dal trucco alla messa in scena dei vari effetti speciali, ma la sceneggiatura pecca mostrando qualche forzatura e cliché di troppo.
È di sicuro un buon horror, ricco degli elementi visivi e canonici del genere, ma si ha l’impressione che non ci sia nulla di innovativo, come se ci si fosse voluti limitare apposta per andare sul sicuro.
Non è un errore farlo, ma se ci si limita alla sola violenza e non approfondire personaggi o tematiche, che in questo caso vengono solo accennate (come la maternità) si rischia di deludere il pubblico più esigente.
Rimane comunque un buon film.
Impressiona molto la violenza sia fisica che psicologica, ma se dovessi consigliare un film della saga, sceglierei il remake girato nel 2013. Quello è l’esempio perfetto di come andrebbe girato un remake horror, che va ad approfondire certi aspetti tralasciati dagli originali.