Si sono svolte dal 18 al 22 settembre le giornate del Cinema in festa, promosse dal Ministero della Cultura, ANICA, ANEC e dalla Fondazione David di Donatello-Accademia del Cinema Italiano.
Grazie a questa iniziativa, un pubblico di appassionati cinefili ha avuto accesso ad una interessante rosa di pellicole al costo di 3.50 € a persona. Progetto encomiabile, questo, che si articolerà nel tempo e che mira a riportare gli spettatori in sala, soprattutto dopo le restrizioni causate dalla Pandemia.
“Cinema in festa”, infatti, è stato ideato per avere una durata di cinque anni, e ha il vantaggio di presentare pellicole anche di prima visione senza rincari di prezzo.
I film dell’edizione 2022
Più di 1000 sale hanno aderito all’iniziativa, lasciando grande spazio agli spettatori nella scelta degli orari e dei giorni. Numerose ricerche di mercato hanno evidenziato che la domenica è il giorno d’elezione per le famiglie, che hanno potuto assistere alla visione di “Minions 2” e “DC League of Super Pets“.
Accanto a questi ci sono stati anche grandi ritorni, come “Spider-Man No Way Home” nell’edizione estesa con le scene post credits, e “Avatar” in 4k, pregevole pellicola che merita di essere rivista. Quest’ultimo merita un rewatch, in quanto a Natale potremo rivivere la magia digitale di James Cameron con il secondo capitolo ambientato a Pandora.
Inoltre, abbiamo avuto importanti anteprime cinematografiche, come “Beast” per chi ama l’avventura con il fiato sospeso, e “Le buone stelle“, film coreano in uscita il 13 ottobre. Altra importante anteprima è stata quella di “Siccità“, quasi un inconsapevole vaticinio, se pensiamo allo spettro della crisi energetica che incombe sul nostro paese.
Per finire, sono stati presentati grandi film che in concorso al Festival di Venezia: “Don’t Worry Darling“, con un Harry Styles molto lontano dai palchi dei One Direction, “L’immensità” con una Penelope Cruz molto ispirata, e “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio.
Il signore delle formiche
La sceneggiatura è opera del regista, Gianni Amelio, insieme a Federico Fava e Edoardo Petti. Trae spunto da una vicenda realmente accaduta in Italia verso la fine degli anni Sessanta.
Aldo Braibanti, intellettuale poeta e drammaturgo, ha una colpa per alcuni imperdonabile: è omossessuale, senza dubbi e senza finzioni. Nel suo centro culturale attira molti giovani che, ognuno a loro modo, fanno arte. Ma attira, inevitabilmente, anche ragazzi che restano affascinati dal suo carisma, dalla sua cultura. E che si innamorano di lui, con lo stesso trasporto che una liceale potrebbe avere per il suo insegnante di italiano.
Ma nella rossa Emilia di quegli anni, un omosessuale è ancora un invertito, anche se è stato un partigiano.
Braibanti (magistralmente interpretato da Luigi Lo Cascio) decide di trasferirsi a Roma insieme al suo giovane compagno Ettore, da poco diventato maggiorenne. Legalmente, dunque, i due sono inattaccabili ed è per questo che il processo a cui verrà chiamato il Braibanti verterà sull’accusa di plagio.

Considerazioni
Il film è una dolorosa escursione tra sereni flashbacks degli anni Cinquanta e l’orrore di un processo pilotato a monte, basato su un articolo che verrà abolito solo nel 1981.
È una pellicola che andrebbe vista con i propri figli e nipoti, e proposta nelle scuole. Solo così possono comprendere le differenze tra il nostro tempo e il passato, quando una famiglia poteva arrogarsi il diritto di rapire un maggiorenne e di rinchiuderlo in una casa di cura, per sottoporlo alla terapia degli elettroshock.
Ettore ne uscirà devastato e non sarà mai più lo stesso. Aldo vivrà una vita di ristrettezze economiche fino al 2014, anno della sua scomparsa. Il giornalista Ennio Scribani (interpretato da Elio Germano) resterà coinvolto nella vicenda, fino a trovare il coraggio di ammettere con Emma la sua diversità.
Ma questo la regia di Amelio non ce lo racconta, in quanto giustamente impegnato in una narrazione che ci restituisce un pezzo d’Italia su cui aleggiano ancora molti veli.






