(IN SALA dal 3 marzo 2022)
Da Notthing Hill a Newcastle
Siamo sinceri! Chi di noi non ricorda a memoria almeno un paio di battute di Notting Hill? La commedia romantica con Hugh Grant e Julia Roberts è stata per gli anni Novanta ciò che Harry, ti presento Sally ha rappresentato per il decennio precedente.
Curiosamente i due film escono proprio a dieci anni di distanza, nel 1999 e nel 1989. Ebbene, Roger Mitchell, regista de Il ritratto del duca, è stato l’autore di quel gioiellino londinese. Purtroppo Mitchell ci ha lasciati prematuramente lo scorso settembre; The Duke rimane quindi il suo ultimo lavoro.
«Un sognatore che si crede un idealista»
Il casus belli, insomma, la ragione scatenante del conflitto che muove Il ritratto del duca è il furto di un celebre dipinto. Si tratta del Ritratto del duca di Wellington di Francisco Goya, dal valore stimato di 140 mila sterline. Siamo nel 1961 e i sistemi di sicurezza della National Gallery non dovevano essere così sofisticati… Nello stesso anno, il neopresidente americano Kennedy tentò l’invasione di Cuba, nei pressi della cosiddetta Baia dei Porci. Intravediamo qualcosa in tv, a casa dei Bunton, la famiglia protagonista di questa commedia dolceamara.
La tv è peraltro una protagonista essa stessa perché è proprio per difendere di il diritto a non pagare il canone che Kempton Bunton comincia a mettersi nei guai.
L’uomo, un sessantenne di Newcastle, aspirante drammaturgo, appassionato di Cechov, finisce in tribunale, un po’ per colpa, un po’ per eccesso d’amore (e di solidarietà). Viene infatti accusato di aver rubato il prezioso quadro per chiedere una sorta di riscatto.
La vicenda culmina in un processo, tanto inverosimile quanto commovente. Il verdetto della giuria popolare sorprenderà più di uno spettatore, ma quello che conta, dopotutto, è fare la cosa giusta per la collettività.

Robin e Marian
Se la sottrazione (o era un prestito?) del dipinto di Goya è al centro del racconto, altri elementi colpiscono l’attenzione. Kempton (Jim Broadbent) è sposato da molti anni, ma il suo matrimonio è in crisi.
Scopriamo presto la ragione principale. Marian, la figlia femmina della coppia, è morta, cadendo dalla bicicletta. La bici era un dono proprio da parte del padre. In questo senso, Il ritratto del Duca, è anche la storia di un’elaborazione del lutto.
Solo riuscendo ad accettare che il marito non sia colpevole, Lylia (Helen Mirren) può ricominciare a vivere. Dunque, siamo di fronte a una doppia trama; da una parte, la commedia degli equivoci spumeggiante, dall’altra il dramma familiare.
Mitchell è molto bravo nell’individuare il giusto equilibrio tra questi elementi apparentemente poco affini. Lo fa, trovando una sponda in Cechov medesimo. Vi è infatti uno scambio di battute tra Bunton e il suo avvocato sulla vera natura de Il giardino dei ciliegi.
Non aspettatevi un ingranaggio a orologeria, simile a quello di Notting Hill. The Duke è una commedia esile, con alcune semplificazioni di troppo. Un cast splendido e la malinconia che fa da sottofondo alla vicenda principale vi consentiranno comunque di apprezzarlo.

Cosa guardare, se vi è piaciuto Il ritratto del duca
Mitchell mostra di muoversi con agio nella commedia. Non aspettatevi quindi di trovare atmosfere di lotta alla Ken Loach. Tuttavia, se questo film vi ha appassionato, vi consiglio di vedere proprio un lavoro di Ken il rosso. Si tratta del commovente Io, Daniel Blake, anche questo ambientato a Newcastle. Il film ha ottenuto la Palma d’oro al Festival di Cannes, nel 2016.




Ottima recensione Ilaria ❤️
Grazie!