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Il “Poliziottesco” – la violenza degli “anni di piombo” sul grande schermo

A cavallo tra anni Sessanta e primi Settanta, il cinema italiano vede il nascere di un genere destinato a monopolizzare il decennio successivo, riscuotendo un grande successo di pubblico. Stiamo parlando del poliziesco all’italiana, meglio noto al grande pubblico come poliziottesco.

Una trasposizione su grande schermo degli “anni di piombo”

I film appartenenti a questo filone sono, come vedremo, accomunati da peculiarità molto simili e la loro affermazione è favorita anche dal clima che si respira nell’Italia di quel periodo turbolento che furono gli anni Settanta. I cosiddetti “anni di piombo“, infatti, con la loro cronaca quotidiana farcita di episodi di violenza e cronaca nera, sono i principali ispiratori dei registi e degli sceneggiatori che si cimenteranno con questo genere. Molti di loro cominciano quindi a riportare sul grande schermo, enfatizzandolo, il clima di tensione che pervade quegli anni e che si pone come “formidabile suggeritore” di molte sceneggiature di questa tipologia di film.

L’ispettore “tutto d’un pezzo”

Protagonista indiscusso del filone è la figura, assai ricorrente nelle pellicole, del commissario di polizia, il quale si connota di caratteristiche che, più o meno, individuano tutti gli ispettori di questi film.

Ecco allora che il tutore della legge assume peculiarità “individualistiche“.
Immersi in realtà urbane e degradate, sono agenti di pubblica sicurezza atletici, tutto d’un pezzo e intransigenti. “Compassionevoli” con i cosiddetti pesci piccoli – che tollerano se rubano per fame – e spietati con i “pezzi da novanta” della malavita. Presi totalmente dal loro lavoro, trascurano gli affetti e mal sopportano la burocratica macchina della legge e della giustizia. I loro atteggiamenti sono, solitamente, al limite dell’anarchia.

Maurizio Merli, star del poliziottesco

Tra i molti attori che si sono cimentati col genere, quello che ha riscosso grande notorietà, conquistandosi anche l’affetto del pubblico, è stato Maurizio Merli. Nonostante la prematura scomparsa – avvenuta nel 1989 ad appena 49 anni – è rimasto nel cuore di molti.
Una notorietà che ha finito per farlo indissolubilmente identificare con i “commissari” portati in scena, nonostante sia stato anche un ottimo attore di teatro.

Uscito nel settembre del 2021, il libro di Fulvio Fulvi “Maurizio Merli. Il poliziotto ribelle“– edito da Bloodbuster – ci restituisce, accanto al Merli attore, anche il Maurizio uomo, molto lontano dallo stereotipo che si era creato col poliziottesco.

Maurizio Merli, uno dei principali interpreti del poliziottesco

Tra i film di Merli che lo hanno consacrato, ricordiamo la famosa “trilogia del commissario”, nei panni del commissario Betti: Roma violenta (1975), Napoli violenta (1976) e Italia a mano armata (1976).

Nel fortunatissimo – in termini di pubblico e di incassi – Roma a mano armata (1975), si scontra con l’altrettanto celebre personaggio del poliziottesco, appartenente allo schieramento opposto: Vincenzo Moretto, alias il Gobbo, magistralmente interpretato da Tomas Milian.

Per chi volesse approfondire il tema, consigliamo il libro di Federico Patrizi ed Emanuele Cotumaccio: “Italia calibro 9. Tutto il cinema poliziottesco made in Italy“.

Il poliziottesco comico

Tomas Milian e Bombolo, protagonisti del poliziottesco comico

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, e fino ai primi Ottanta, il poliziottesco, pur sfornando film ad alta dose di violenza, incomincia anche a dar vita a un filone più “attenuato”. Una commistione tra comicità e lotta al crimine.

Protagonista indiscusso di questo filone è, senza dubbio, Tomas Milian.
Dopo aver dato prova di attore versatile e aver recitato in quello che, a detta di molti, costituisce la pellicola più “cruenta e ricca di violenza” del genere, Milano odia, la polizia non può sparare (1974), dal 1976 cambia canone, pur restando nella scia del poliziottesco.

Esce infatti in quell’anno Squadra antiscippo (1976) che segna l’esordio sul grande schermo dell’istrionico commissario Nico Giraldi, creato da Bruno Corbucci e Mario Amendola.
Dai modi tutt’altro che formali, è noto al grande pubblico per l’inconfondibile parlata romanesca, nata grazie al doppiaggio del mitico Ferruccio Amendola.

Grazie anche a una spalla come il comico Bombolo (vero nome Franco Lechner, nda), questo “sottogenere” avrà un enorme successo con la realizzazione, tra il 1976 e il 1984, di ben 11 film.
In chiusura, ricordiamo:

  • Squadra antiscippo (1976)
  • Squadra antifurto (1976)
  • Squadra antitruffa (1977)
  • Squadra antimafia (1978)
  • Squadra antigangsters (1979)
  • Assassinio sul Tevere (1979)
  • Delitto a Porta Romana (1980)
  • Delitto al ristorante cinese (1981)
  • Delitto sull’autostrada (1982)
  • Delitto in Formula Uno (1984)
  • Delitto al Blue Gay (1984)

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