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Altrimenti ci arrabbiamo (2022): L’operazione nostalgia non sembra riuscita

Un cult del cinema italiano anni 70 viene riproposto al cinema con nuovi interpreti.

Ci sono film cult italiani che è impossibile non ricordare. Uno di questi è Altrimenti ci arrabbiamo, uno dei film del 1974 più rappresentativi di quelli fatti dalla mitica coppia Bud Spencer e Terence Hill. All’annuncio del film del 2022 in molti hanno reagito pensando che fosse sacrilego fanne un remake o un reboot, ma non si tratta di questo, bensì di un omaggio. Almeno così hanno detto gli YouNuts! I registi del film che tendono a volerlo specificare quando si tratta del loro secondo lavoro, stavolta pronto ad affacciarsi nelle sale cinematografiche. Dopo Sotto il sole di Riccione, debutto del duo alla macchina da presa girato sulla costiera romagnola e distribuito su Netflix, stavolta la coppia affronta il proprio esordio al cinema con una pellicola che, come accade in questi casi, è attesa più con strizza che con effettiva gioia.

Remake, Reboot oppure omaggio?

Che ci sia l’intenzione di rendere “omaggio” al film degli anni 70, non si nega, ma la pellicola da un certo punto di vista può essere vista come un remake, dato che nelle sue linee generali i due film seguono una storia pressoché identica. Allo stesso modo però è inquadrabile come un sequel, come evidenzia la scena di apertura. Un ibrido complesso che apre anche una porta a un potenziale franchise, diventando un reboot.

Come detto prima, quando si parla di “omaggio” non ci si sbaglia del tutto, perché sono presenti scene che richiamano l’originale, ci sono personaggi caricaturali e scene d’azione esagerate, accompagnate da musiche riconoscibili e una sceneggiatura semplice. Se non ci fossero stati tutti questi elementi, non sarebbe stata la stessa cosa, ma non tutto si può giustificare nell’ottica dell’omaggio.

Trama

i due protagonisti interpretati da Edoardo Pesce (Carezza) e Alessandro Roia (Sorriso) superano le loro ataviche divergenze, per recuperare la Dune Baggy sottratta al padre da un ambizioso imprenditore (Christian De Sica). Per riprendere l’automobile i due fratelli si troveranno coinvolti in una serie di avventure e situazioni pericolose, scontrandosi con i bulli della zona che proteggono il ricchissimo imprenditore. A sostenerli negli scontri in stile far west sarà Miriam (Alessandra Mastronardi), ragazza affascinante e dalla “mano lesta”, che gestisce il circo e si destreggia tra lanci di coltelli e tigri. Hanno in comune lo stesso nemico Torsillo, l’imprenditore che con i suoi intrallazzi e intrighi disturba gli spettacoli del gruppo di circensi.

I tre alleati, con le armi della seduzione, dell’ingegno e con la forza dei loro bicipiti, tra scazzottate, furberie e tranelli, riusciranno a frenare i progetti dello spavaldo imprenditore.

Un Cast che in parte delude

Purtroppo il cast lascia a desiderare. Le interpretazioni non brillano e in particolare Francesco Bruni, sembra non trovare mai i tempi comici adatti, né mostrare la cattiveria sufficiente per i suoi momenti da villain.

Solitamente Alessandra Mastronardi è sempre stata affidabile nei suoi ruoli, ma stavolta non convince. Una cosa che è impossibile non notare è l’accento del suo personaggio. È difficile da definire esattamente in partenza, appare e scompare tra una scena e l’altra, viaggiando dall’estremamente marcato al completamente assente.

Nel complesso Christian De Sica funziona come villain principale. Anche se sembra di vedere una parodia di sé stesso, mentre interpreta i cavalli di battaglia al suo solito modo. Nonostante questo, la sua interpretazione esagerata è funzionale al ruolo e il film.

Passando ai protagonisti, Alessandro Roja si è impegnato, ma non riesce a essere spontaneo. Quel carisma da simpatico guascone che tanto veniva naturale a Terence Hill, qui è forzato, imposto e quindi meno divertente. Mentre invece Edoardo Pesce risulta un buon erede di Bud Spencer e riesce a convincere, recuperando ogni sfumatura dei suoi personaggi.

Conclusioni

Secondo me, l’operazione di rilanciare una tipologia di film italiani degli anni 70, rendendoli più moderni sotto certi aspetti va bene. Sulla carta poteva essere una buona soluzione per riproporre un cinema spensierato e dimenticato, ma rimasto nel cuore. Purtroppo il film non ha convinto a pieno, risultando troppo caotico, con attori non sempre in parte e una sceneggiatura (la cosa assurda è che per fare questo film ci sono voluti 4 sceneggiatori…) quasi uguale a quella del vecchio film, con poche variazioni. Nonostante duri solo 90 minuti, sembra di assistere a un film ben più lungo. Si resiste a rimanere in sala, solo perché di tanto in tanto può scappare una risata e si finisce comunque per fare il tifo per i protagonisti.

 


Dario Esposito

In arte Mr.Zero, sono un autore e sceneggiatore appassionato di scrittura creativa. Amo il cinema e tutto ciò che è Nerd, in particolar modo il genere fantasy, i fumetti e i giochi di ruolo.

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