Tutto il mondo è un palcoscenico
Una giornata mondiale non si nega a nessuno, e oggi è quella del teatro, arte nobilissima e troppo poco cantata ai giorni nostri e alle nostre latitudini.
Va tenuto presente che ogni comparto afferente all’ambito ampio della cultura ha sofferto la pandemia da Sars-cov 2. Lunghissime chiusure e una certa diffidenza degli spettatori continuano a pesare in mondo non indifferente sull’indotto culturale. Con l’invito a tornare nelle sale cinematografiche e a teatro, luoghi magici e rituali, non sostituibili, voglio passare brevemente in rassegna alcuni film che sono tratti da testi drammatici.
“Molto rumore per nulla” di Kenneth Branagh
Dire Kenneth Branagh è dire Shakespeare, in teatro, suo habitat originario, come al cinema. L’autore, natio di Belfast, ha saputo esplorare il Bardo nelle anse più imperscrutabili, sondandone la complessità. Branagh conosce bene Shakespeare e sa che da una domanda può scaturire, non una risposta univoca, ma una domanda ulteriore.
Scelgo, tra i molteplici lavori, proprio Molto rumore per nulla, perché è stato girato nel nostro Paese, in particolare nella Tenuta Vignamaggio. Siamo nel 1993 e la villa ha subito, nel corso del tempo, vari cambiamenti. Resta tuttavia un luogo magico, situato nel cuore delle colline del Chianti.
Con Much Ado About Nothing, Branagh, appena trentatreenne, gioca con la propria filmografia oltre che con le parole argute del drammaturgo di Stratford-upon.Avon. Rimanda dunque al suo noir di matrice hitchcockiana, L’altro delitto (Dead Again), e si avvale ancora una volta delle maschere, fascinazione che gli deriva dalla consuetudine della Commedia dell’Arte.
Forte della propria sapienza scenica, Branagh riesce a modellare lo spazio, lasciando che teatro e cinema compenetrino con mirabile naturalezza. Ecco allora l’uso del kubrickiano labirinto, con quell’intreccio di siepi, che funge da quinta tra la sincerità e la menzogna, tra la cupezza del risentimento e il più luminoso degli amori.

“Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Tom Stoppard
Rosencrantz e Guildenstern sono morti, che inserisce Beckett e il suo assurdo nell’universo shakespeariano, è un film troppo poco conosciuto in Italia. Tom Stoppard, prima di tutto drammaturgo, trae il film da una sua opera teatrale, scritta negli anni Sessanta, e rappresentata in Italia, per la prima volta, al Teatro Metastasio di Prato.

Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1990, il film di Stoppard ragiona sul tema della pazzia e, più in generale, su quello dell’insensatezza del vivere, tanto caro alla filosofia esistenzialista. Tim Roth e Gary Oldman, i due meravigliosi protagonisti, intessono infatti dialoghi degni di Estragone e Vladimiro.
Rosencrantz: Tu credi che la morte possa essere una nave?
Guildenstern: No, no, no… la morte no: la morte non è. Cerca di capirmi, la morte è la negazione totale, il non essere. Non si può non essere su una nave.
Rosencrantz: A me è capitato spesso di non essere su una nave.
Guildenstern: No, è diverso, tu eri, ma non su una nave.
“Macbeth” di Orson Welles
In teatro, superstizione vuole, che mai si citi il titolo di uno dei più famosi drammi del teatro occidentale. Di solito si utilizzato perifrasi quali Il dramma scozzese o, in inglese, il suo omologo, The Scottish play.
Molto particolare l’uso anglosassone di esorcizzare la maledizione. Un attore, che malauguratamente dovesse pronunciare dietro le quinte il titolo del dramma scozzese, dovrebbe poi aderire a un vero e proprio rituale di purificazione!
The offender must go out of the dressing room, turn around three times, spit, knock on the door three times and beg to be admitted.
Da “Shakespeare’s Ghost Writers: Literature as Uncanny Causality”, di Marjorie B. Garber, Psychology Press, 1997, pag. 88.
Per quanto riguarda le trasposizioni cinematografiche di Ma… ehm, del Dramma scozzese, vi consiglio quella di Orson Welles. La bramosia di potere e le sue conseguenze non sono un tema nuovo per il regista statunitense (si pensi, per esempio, a L’infernale Quinlan o a Quarto potere). Qui Welles lo declina con potenza visionaria e grande abilità nel cogliere l’uomo dietro l’ambizione.



