Inchiesta spese pazze
Finalmente si è giunti all’epilogo di questa incredibile vicenda nata tra il 2010 e il 2012. All’epoca furono mandati a processo tutti i Consiglieri Regionali della Liguria. Tra questi, ricordiamo esponenti di spicco della Lega, rinviati a giudizio con l’accusa di falso e peculato. Tutti i consiglieri coinvolti dopo essere stati condannati in primo grado sono stati prosciolti nel processo di Appello. La Procura ha rinnovato le accuse in Cassazione, ma la Suprema Corte ieri, ha confermato le assoluzioni assolvendo tutti i 19 ex consiglieri regionali.
La tesi della Procura
Le contestazioni fatte ai Consiglieri Regionali riguarderebbero alcune spese registrate come spese istituzionali cene, viaggi, gratta e vinci etc… In realtà, già nella Sentenza di Appello si leggeva nelle motivazioni che le spese contestate non erano riferibili a spese private visto che per ognuno di essa esisteva una pezza giustificativa. Queste accuse hanno comunque avuto un effetto dirompente sui soggetti coinvolti. Molti imputati all’inizio dell’inchiesta hanno dovuto abbandonare frettolosamente la carriera politica, perché travolte dallo scandalo.
Polemiche immancabili
La notizia dell’assoluzione di tutti gli imputati ha scatenato dichiarazioni polemiche soprattutto da parte dei partiti politici più coinvolti nell’inchiesta come la Lega che ha attaccato i partiti giustizialisti tar cui il M5S che all’epoca non perse tempo a gettare fango sugli imputati, dimenticando il principio di presunzione di innocenza contenuto nella nostra Costituzione.

Gli altri filoni di inchiesta
Ma la Liguria non è stata l’unica Regione coinvolta. Attualmente è in corso un processo che vede imputati alcuni consiglieri regionali della Regione Marche per i quali abbiamo le prime condanne in primo grado. Ma qui si prospettano tempi lunghi per la fine della vicenda. È ancora attivo il filone che riguarda la Regione Piemonte dove è in corso il processo Rimborsopoli bis, ed anche qui abbiamo le condanne di primo grado toccate a nove consiglieri dell’ex maggioranza guidata da Mercedes Bresso. Male invece è andata ad alcuni consiglieri della Regione Lazio per cui sono arrivate alcune condanne definitive da parte della Corte dei Conti.
Qui i fatti contestati si riferirebbero a spese effettuate sempre nel famoso biennio 2010-12. Allo scoppiare dell’inchiesta il Presidente Polverini fu costretta a dimettersi per lo scandalo suscitato. Sebbene l’accusa di truffa non abbia retto al processo e la maggior parte dei consiglieri sia stato prosciolto dalle accuse penali, sono state invece confermate le condanne della giustizia contabile. Quindi, non resterà agli imputati che risarcire la Regione Lazio per la gestione se così volgiamo dire “disinvolta” delle risorse pubbliche.
Gestione opaca delle risorse pubbliche
In ogni caso, persiste il problema di disciplinare l’uso corretto delle risorse pubbliche. Non si comprende come sia possibile che ancora nel 2022 ci si riduca a contabilizzare le spese sostenute con scontrini scritti a mano e non con sistemi informatici a prova di manomissione e di truffa. Si parla costantemente di digitalizzare e di informatizzare la P.A. e poi ci si perde in un bicchier d’acqua nonostante le ingenti risorse messe a disposizione dal’ UE con il PNNR in materia di digitalizzazione dei sistemi informatici.




come volevasi dimostrare
non ne dubitavamo!