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Le chiese più belle d’Italia – L’Abbazia di Santa Maria del Patire

Un capolavoro di arte, storia e spiritualità

La Calabria è una terra da scoprire, che offre al visitatore tesori inestimabili frutto di una storia millenaria.
La regione offre non solo mare e spiagge, per le quali è sicuramente famosa, ma anche tantissimi altri itinerari paesaggistici, storici, culturali e artistici, che portano nel cuore di borghi meravigliosi o attraverso percorsi naturalistici indimenticabili, che vi lasceranno affascinati e stupiti.

Uno di questi luoghi è senz’altro l’Abbazia di Santa Maria del Patire.

Santa Maria del Patire l’Abbazia voluta dai Normanni

Il suo nome, Patire, deriva dal greco patèr, cioè padre, in onore dell’abate che la fece costruire San Bartolomeo da Simeri.

San Bartolomeo era un padre eremita, seguace della regola di San Basilio il Grande, e visse i suoi anni di giovinezza in solitudine, tra i monti della Sila. Un giorno la sua fama di santità giunse ad Adelasia del Vasto, una regina normanna, molto religiosa, madre del re di Sicilia Ruggiero II. Adelasia mandò il suo consigliere più fidato, Cristobulo, presso Bartolomeo e lo convinse a lasciare la sua vita solitaria per realizzare un’importante opera: un monastero e una chiesa intitolata a Santa Maria Odigitria, di cui divenne abate.

Con quest’opera Bartolomeo riuscì a realizzare, con successo, la tranquilla coesistenza del monachesimo cattolico-bizantino con la signoria normanna. Bartolomeo morì proprio in questo monastero il 19 agosto 1130, dopo essere stato accusato di avidità dai suoi nemici ed essere scampato ad un rogo.

I monaci basiliani portatori di cultura

L’Abbazia, costruita nel 1095, si trova totalmente immersa tra i boschi della Sila Greca, a 602 mt sul livello del mare, in una terrazza naturale che affaccia sullo Ionio, nel comune di Corigliano-Rossano.

Adiacente alla chiesa possiamo ammirare i ruderi dell’antico monastero, in cui era presente una ricca biblioteca e uno Scriptorium, dove i monaci amanuensi copiavano antichi e preziosi testi sacri e laici. Molti di questi manoscritti oggi sono conservati nella Biblioteca Vaticana e nell’Abbazia di Grottaferrata.

Dopo secoli di splendore, però, i monasteri italo-greci dell’Italia meridionale vengono abbandonati.
Con l’arrivo degli Angioini, tra il XIII e il XV secolo, viene favorito il culto cattolico della Chiesa di Roma. Inoltre l’Abbazia fu colpita più volte, nel corso dei secoli, da incendi e terremoti e fu necessario intervenire con numerosi restauri. Uno dei più famosi fu quello ad opera dell’Abate Cardinale Barberini del 1672 documentato da uno stemma visibile sul lato nord della Chiesa.

L’abbazia fu soppressa definitivamente per volere di Giuseppe Bonaparte, re di Napoli dal 1806 al 1808, fratello maggiore del più famoso Napoleone Bonaparte. Egli vendette tutte le proprietà del monastero alla famiglia del barone Compagna di Corigliano, che spogliò la chiesa di parte dei suoi beni. Tra questi, la preziosissima conca battesimale risalente al 1137, che oggi si trova al Metropolitan Museum of Art di New York.

Fonte battesimale di Santa Maria del Patire-Metropolitan Museum of Art di New York foto di anticabibliotecacoriglianorossano.it

Un’architettura armoniosa, sintesi perfetta tra oriente ed occidente

La struttura della Chiesa è una sintesi perfetta tra architettura orientale e occidentale.
Il suo ingresso principale si trova nella facciata rivolta ad ovest che, nei secoli, ha subito molte modifiche dovute ai numerosi restauri.

Al centro della facciata troviamo il portale ogivale quattrocentesco, sopra al quale si aprono due rosoni di grandezze diverse, posizionate in asse. Ai lati, invece, si aprono due finestre.

Nel lato sud della chiesa è situato, invece, l’ingresso secondario, circondato ai lati da due colonnine in arenaria che, tramite altri capitelli, sorreggono l’archivolto a tutto sesto. La fascia dell’arco riporta un disegno policromo a intarsi che raffigura dei fiori di loto stilizzati. Sono, certamente, derivazione dell’arte islamica.

Nella parete settentrionale vi è un altro ingresso laterale, a cui si accede tramite una doppia scalinata in pietra. Il portale presenta una raffigurazione a doppia saetta ,oggi non molto visibile, anche questa di ispirazione araba.

Sulla parete est possiamo ammirare tutto lo splendore dell’architettura romanico-normanna, con le tre absidi semicircolari, rivolte ad oriente, che seguono un gioco cromatico e volumetrico davvero scenografico.

L’interno della chiesa è diviso in tre navate, mentre la pianta è a tipo basilicale latino-normanna.

Il presbiterio, diviso secondo la tradizione bizantina in “protesis” (parte sinistra), “bema” (parte centrale) e “diaconicon” (parte destra), è sormontato da tre cupole non sporgenti dal nucleo centrale. La cupola centrale poggia ancora oggi su quattro colonne di spoglio provenienti, forse, dall’antica città greca di Thurio.

Il pavimento della chiesa, risalente al 1149, è di notevole pregio.
È un mosaico raffigurante animali mitologici tratti dai bestiari medioevali: un grifone, un leone, un centauro e un unicorno. Tra questi possiamo leggere la scritta in latino “BLASIUS VEHENERABILIS ABBAS HOC TOTUM IUSSIT FIERI” (Il venerabile abate Biagio dispose che tutto ciò fosse fatto) che ricorda il committente dell’opera, un certo Blasius (Biagio), che fu il terzo abate del monastero nel XII secolo.
Oggi del pavimento rimane solo una parte, ma si presume che il mosaico doveva ricoprire l’intero perimetro della chiesa.

Ai lati delle navate troviamo due teche dove sono conservati un crocefisso in legno, risalente al 1600, e la statua lignea della Madonna del Patire, risalente alla fine del XIX secolo. L’icona originale di Santa Maria Odigitria, purtroppo, si è persa nei secoli.

Del monastero rimangono solo i ruderi. Possiamo, tuttavia, ammirare il chiostro circondato da archi a tutto sesto, ed è ancora riconoscibile la torre campanaria, parzialmente crollata, e le celle dei monaci.

Nel 1915 il complesso monastico fu acquistato dal Corpo Forestale dello Stato, diventando Bene Demaniale Statale. A seguito dell’accorpamento del Corpo Forestale all’Arma dei Carabinieri l’area, oggi, è affidata ai militari del Reparto Carabinieri Biodiversità di Cosenza. I vari uffici si trovano negli antichi spazi ristrutturati del convento.

Interno della Chiesa di Santa Maria del Patire Rossano fonte TripAdvisor.it

Informazioni utili per i visitatori

Oggi esiste, nei pressi della chiesa, un piccolo bar e un ristorantino. Inoltre, sotto le pinete, vi sono molte aree pic-nic attrezzate con bagni pubblici adiacenti alle strutture.

La Chiesa è molto ambita per la celebrazione di matrimoni e altre cerimonie religiose, come battesimi e comunioni.

Nel mese di maggio vi è anche la festa di Santa Maria del Patire, oggetto di grande devozione per i cittadini di Rossano e delle vicine contrade. La festa inizia il primo maggio e dura tre settimane.

Nel piazzale antistante la chiesa si trova una sorgente di acqua, che pare abbia proprietà miracolose per i molti benefici che apporta alla salute.

Orario visite:

La Chiesa è ad ingresso libero ed è aperta tutti i giorni nei seguenti orari:

  • Lunedì 8.00 – 14.00
  • Martedì 8.00 – 16.00
  • Mercoledì 8.00 – 14.00
  • Giovedì 8.00 – 16.00
  • Venerdì 8.00 – 14.00
  • Domenica. 8.00 – 14.00

Telefono: 3357910742

Se volete approfondire, vi suggerisco questi link dove potrete trovare ulteriori notizie, foto e informazioni:


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