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Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi (J.S.Foer)

Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi
di Jonathan Safran Foer, edito da Guanda Editore, 2019.

Obiettivo principale del testo è quello di presentare al lettore l’impatto che l’alimentazione, umana e non, svolge sul clima e di conseguenza sull’ambiente; sebbene per le prime settantacinque pagine Foer riesca a tergiversare la questione attraverso aneddoti che apparentemente paiono lontani e sconnessi dalla tematica principale ma che, se si ha pazienza di proseguire, si riveleranno essenziali, per la struttura dell’argomentazione e una sua più profonda comprensione.

Foer, non solo scrittore, ma principalmente pensatore fuori classe, lungi dal voler apportare critiche sterili, getta uno sguardo limpido e consapevole sul sistema alimentare creato dall’uomo moderno richiamando all’attenzione del lettore molti concetti interconnessi che si potrebbero racchiudere in due macrocategorie:

  • L’incredulità che abbiamo nei confronti dei cambiamenti climatici.
    Ovvero: sappiamo che i cambiamenti climatici sono reali e in atto, ma non ci crediamo.
    Sapere è sinonimo di credere. La prova, secondo l’autore, sta nel fatto che se ci credessimo davvero, se li percepissimo come reali e imminenti (non di meno, immanenti), agiremmo in maniera radicale rispetto a come stiamo facendo;
  • Il concetto di sacrificio. La domanda implicita è se siamo disposti a “sacrificare” alcune delle nostre consolidate abitudini in cambio di una casa (il nostro pianeta) sana e pulita.
    E se sacrificando quelle abitudini ottenessimo la nostra salvezza e quella delle generazioni future, guardandoci indietro considereremmo ancora quelle scelte dei sacrifici?

Foer aveva già dimostrato in altri testi la sua forza che, a parere di chi scrive, risiede nella sua totale trasparenza. Egli non si vende al lettore come il più perfetto tra gli uomini, al contrario, si mostra genuino e profondamente lacerato tra ciò che è consapevole andrebbe fatto e ciò che in realtà riesce a fare. Questo fa sì che egli appaia autenticamente umano.

Il libro è costellato di aneddoti straordinari che sollevano la lettura dalla gravezza della tematica, rendendola scorrevole e coinvolgente.
Ad esempio viene riportata l’idea presa da un altro testo, per la quale ogni respiro che inaliamo contiene qualche molecola dell’esalazione finale di chi è venuto prima di noi: personaggi storici e famosi, come a dire: siamo connessi con tutti e tutto.

La trama s’intreccia anche a vissuti personali e riflessioni filosofiche, ma l’autore non dimentica di includere dati scientifici, essenziali per dare concretezza al discorso al di là dei sentimentalismi.

Il passaggio forse più interessante lo si trova quando Foer, da buon figlio dell’ebraismo, richiama alcuni episodi biblici in cui il creatore chiede, ad Adamo nel giardino, poi ad Abramo poco prima di sacrificare il figlio “Dove sei?”.
È chiaro che un dio onnipotente ed onnipresente sa perfettamente dove si trovano le proprie creature nello spazio e nel tempo. Perciò quella a cui la divinità si sta rivolgendo è l’interiorità del soggetto, come a dire “Volgiti in te e dimmi: sei tu, dentro te stesso?” o se vogliamo ancora “A quale livello sei di te, in te?”.

Questi episodi biblici, letti in chiave filosofica, risultano più attuali che mai. Chiedere a noi stessi in questo momento “Dove sono?” equivale a chiedersi qual è il nostro posto nel mondo come individui, quali sono le nostre responsabilità, quali scelte abbiamo deciso di prendere nella nostra interiorità da portare poi fuori di noi; da che parte siamo in questo spartiacque? Dalla parte di chi decide di fare uno sforzo personale in nome della salute collettiva o dalla parte di chi non è per nulla disposto a cambiare, condannando sé e le generazioni future?
Ad ognuno la propria disputa interiore.

“I cambiamenti climatici rappresentano la più grande crisi che l’umanità si sia mai trovata davanti e si tratta di una crisi che saremo sempre chiamati a risolvere insieme e contemporaneamente ad affrontare da soli. Non possiamo mantenere il tipo di alimentazione cui siamo abituati e al tempo stesso mantenere il pianeta cui siamo abituati. Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica. Dov’eri quando hai preso la tua decisione?”

– pg.85


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