È stato presentato mercoledì scorso 16 marzo a Padova, l’ultimo libro dello scrittore padovano Paolo Malaguti, Il Moro della cima, edito da Einaudi. A moderare l’incontro con l’autore nella conferenza di presentazione del volume, era presente Martino Della Valle – docente, tra l’altro, di Storia e filosofia contemporanea presso l’ateneo di Padova – che ha anche intrapreso un dibattito sull’argomento trattato da Malaguti nella sua opera.

Malaguti torna a parlare della Grande guerra
Con Il Moro della cima, Malaguti torna ad affrontare in un suo scritto il delicato e tragico periodo storico che fu quello della Prima guerra mondiale. Argomento già affrontato in Prima dell’alba– edito nel 2017 da Neri Pozza Editore – nel quale l’autore aveva dato vita a un romanzo in memoria dell’artigliere Alessandro Ruffini fucilato a Noventa Padovana, all’età di 24 anni, il 3 novembre 1917.
Tornando al libro in uscita, le vicende qui narrate si riferiscono ad un personaggio realmente esistito e che è anche il protagonista degli eventi raccontati. Si tratta infatti della storia di Agostino Faccin che sin da ragazzo, poco prima dello scoppio del primo conflitto mondiale, trova la propria strada, il suo “angolo di paradiso” nel momento in cui gli viene proposto di divenire il guardiano del nuovo rifugio sul Monte Grappa. Agostino non si lascia sfuggire l’occasione e accetta quell’incarico. Sin da bambino, infatti, egli si rende conto che si sente davvero al sicuro dal mondo e le sue insidie soltanto quando si isola in quota, tra i boschi e i prati in altura.
Ben presto la “fama” di Agostino, della sua figura quasi eroica, si diffonde anche a fondovalle, dove i paesani iniziano a narrarsi le vicende di quel giovane dai baffi scuri e dalla pelle arsa dal sole. Ed è così che molti di loro decidono di salire in quota, sul Grappa, per conoscere personalmente questa giovane guida tanto esperta sia per affrontare quell’erta bianca e scoscesa – che Agostino conosce come le proprie tasche – che per ascoltare dalla sua voce i suoi fantasiosi racconti.
Il drammatico irrompere della Storia e della guerra
Agostino, quindi, sembra aver trovato la propria strada. Ma il nostro protagonista non ha fatto i conti con la Storia, quella con la “s” maiuscola, che ben presto irrompe nella sua vita e in quella di milioni di altre persone. La montagna che ospita il suo rifugio, infatti, non è un monte qualsiasi ma bensì, come detto, il Monte Grappa, la “montagna sacra agli italiani”. Nel 1918, poche settimane dopo la disfatta di Caporetto, sarebbe divenuta la linea del fronte che ne avrebbe fatto un campo di battaglia, destinato a trasformarsi in un cimitero a cielo aperto e successivamente, al termine della guerra, in sacrario militare. Ed è così che Agostino si ritrova travolto dagli eventi, sin dal 1915 quando, sulla “sua” montagna, iniziano ad essere realizzate strade e fortificazioni, ad ammassarsi in gran numero le vedette, i militari e i generali. Passata la tempesta Agostino – sopravvissuto ai tumulti del Grappa dal quale era stato costretto ad allontanarsi – “il Moro” farà ritorno sulla cima a lui cara e, davanti alla devastazione figlia degli uomini e del conflitto, cercherà il proprio personale modo per onorare la sacralità di quel luogo, che accoglie ora molti soldati caduti in battaglia.
Paolo Malaguti ci regala un’altra storia che viene direttamente da un passato lontano ma che lancia i suoi echi sino ai giorni nostri. Egli dà vita e voce a un mondo perduto, trasportando il lettore lassù, sulle cime del Grappa, per consentirgli di respirare un po’ di libertà. Soprattutto quando, all’alba, il primo chiarore del giorno ci consente di lanciare lo sguardo laggiù, sino al mare, facendoci credere che la vita possa essere sempre così: giornate di sole e pascoli verdi.
Titolo: Il Moro della cima
Autore: Paolo Malaguti
Editore: Einaudi
Pg.: 280



