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“Il monaco che amava i gatti. Le sette rivelazioni” di Corrado Debiasi

Ogni cosa avviene sempre nel tempo e nei luoghi giusti. Ogni cosa avviene quando sei pronto a riceverla.

Il monaco che amava i gatti. Le sette rivelazioni di Corrado Debiasi, edito da Sperling&Kupfer 2020,
è una di quelle storie in grado di lasciarci un po’ più ricchi interiormente quando arriviamo alla fine del libro.
Una di quelle storie che vorremmo avessero ancora qualche pagina per scoprire come prosegue la vita dei protagonisti nel dopo.
Una di quelle storie che ci parla di noi attraverso le esperienze degli altri, perché fondamentalmente cerchiamo tutti la stessa cosa: la felicità.

Felicità che troppo spesso dimentichiamo essere già dentro di noi, quella vera s’intende, quella che è reale e incrollabile proprio perché indipendente dagli avvenimenti esterni, ma che tuttavia richiede da parte nostra lo sforzo di essere riconosciuta.

Ecco, questo libro parla un po’ di tutto questo e lo fa attraverso un viaggio, sia esteriore che interiore, che il protagonista decide di intraprendere.

Dopo aver perso il lavoro e l’amore, il narratore si trasferisce per un periodo in India, a Varanasi, apparentemente per imparare i segreti dello yoga, ma in cuor suo è consapevole di voler imparare di più su sé stesso.

In questo viaggio iniziatico sarà accompagnato dal maestro e monaco Tatanji -e dai molti gatti che vivono con lui nell’Ashram– il quale lo guiderà nella ricerca e lo porterà al raggiungimento di sette rivelazioni.
Ma tali rivelazioni non saranno calate semplicemente dall’alto, per ognuna di esse Kripala, questo il nome indiano che viene assegnato al protagonista, dovrà essere attivo e accogliere gli incontri sul suo cammino.

Gli insegnamenti

  • Kripala imparerà prima di tutto a farsi presenza. Soprattutto a se stesso, nell’essere immerso qui ed ora. Viviamo nel presente ma spesso la nostra mente è immersa nel passato o nel futuro, perdendo il momento reale : “Ti è mai successo di passeggiare e trovarti alla fine di un breve percorso assorto nei tuoi pensieri e senza esserti accorto del viaggio?” Dov’è andato il tempo che passava? Attraversi l’attimo ma non ne sei consapevole. In ogni azione sii centrato. Se stai mangiando, sii ciò che mangi. Se stai studiando, sii ciò che studi. Se stai amando, sii ciò che ami.” Pg. 39
  • Conoscerà poi il profondo sentimento della gratitudine, grazie all’incontro con Kritajina, una donna dal dolce sorriso. Gratitudine che spesso manca nel mondo dove regna il benessere e tutto è dato per scontato.
    Dobbiamo provare gratitudine per quello che ci circonda, per ciò che abbiamo, per i nostri affetti e anche per i nostri antenati. […] Provare gratitudine dà valore a ogni esperienza che avviene attraverso di noi. Va coltivata come i fiori, attraverso la pratica quotidiana e l’amore. Essere grati ci rende felici, uomini e ci fa comprendere che tutto è un dono”. Pg. 79
  • Sarà messo alla prova attraverso la sfida di provare a ripartire proprio dalle sue ferite perché come dice un vecchio detto “c’è una crepa in ogni cosa, è da lì che passa la luce”.
    Ho provato dolore fisico”, mi lamentai. “E chi non lo prova? Siamo forse senza dolore? E come lo usi? Per crescere oppure per lamentarti?Pg. 114
  • Scoprirà che le parole a volte sono superflue e si può imparare molto di più ascoltando il silenzio, si può reagire, anzi agire, molto meglio rispondendo con il silenzio. Perché quando si è in pace il silenzio diventa comunicazione.
    Kripala, talvolta il silenzio ha più potere delle parole. Puoi star vicino a una persona non dicendo nulla, eppure allo stesso tempo comunicare con lei. I nostri sentimenti viaggiano su strade diverse dal comune linguaggio, spesso parliamo senza dire e sentiamo senza udire”. Pg. 141
  • Diverrà consapevole che tutto scorre e che il cambiamento inevitabile è più facile se si fluisce con esso.
    Non c’è nulla che rimane immutato, fermo, inerte. Cercare di opporsi è tanto inutile quanto doloroso.
    Il fluire diventa parte dell’essere. Nulla da respingere, nulla da trattenere. Accettazione totale del divenire. Fluire è simile al lasciar andare. Lasciare andare non significa dare ragione o torto a quello che è stato, significa riportare nuovamente la consapevolezza nel presente[…] Nel lasciar andare trovi la pace”. Pg. 166
  • Infine, come ogni buon romanzo spirituale, non mancherà l’amore, che è il massimo dei misteri e delle benedizioni, che è sempre uguale e sempre diverso e che racchiude in sé un po’ tutti i segreti dell’universo. Che è contemporaneamente concreto e spirituale.
    Il mio amore per te è simile al respiro, sei dentro me, sei ovunque in me. Voglio respirarti in ogni momento. Vorrei viverti così”. Pg. 184

Concludendo

Il monaco che amava i gatti merita di essere assaporato con calma per poter interiorizzarne i concetti e andare alla radice di essi per farne tesoro.
Un compagno ideale da tenere sul comodino oppure da rileggere di tanto in tanto per ricordarci di essere felici, sempre. Infondo, ce lo meritiamo.

 


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