“I guelfi neri, come dice suor Beatrice nel romanzo, hanno paura delle parole, noi insegnanti invece, ci sforziamo di insegnare quelle giuste, per removère viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis. Per questo leggiamo Dante, e siamo felici di insegnarlo”.
Genere
Thriller medievale con implicazioni storico-letterarie che riguardano persone realmente esistite. Un giallo che si basa sull’ipotesi che Dante fosse stato avvelenato e che gli ultimi canti del ‘Paradiso‘ nascondano un messaggio “proibito”. Un “codice nascosto”, come recita il sottotitolo.
Stile e ambientazione culturale
Di fronte all’Inferno o al Paradiso di Dante non ci si può fermare alla constatazione o alla scoperta dell’assassino. Si alternano, infatti, come in un gioco delle parti, diversi punti di vista che contribuiscono a creare una prospettiva polifonica, per cui l’oggetto diventa tanti oggetti diversi a seconda dei personaggi. Un romanzo ricco di fedeli ambientazioni, di suggestivi espedienti narrativi e di effetti suspense che si susseguono fino alla fine. La vicenda prende le mosse dalla morte di Dante fino alla visita a sua figlia di Boccaccio, ovvero dalla fine del boom del Duecento alla crisi economica del Trecento.
Sullo sfondo della trama centrale, un periodo storico decisivo, la crisi del Trecento, adombrata da misteri, il fallimento delle grandi banche fiorentine ricorda i fallimenti e gli scandali recenti: debiti pubblici altissimi e speculazioni finanziarie. Un racconto che diventa sempre più fluido, a mano a mano che la calamita degli eventi attrae e coinvolge. Lo stile è raffinato e ricercato con sfumature liriche e risonanze emotive, con ricche citazioni dantesche.
L’autore trae spunto dal “Trattatello in laude di Dante“, opera tarda del Boccaccio, e ne sviluppa in modo molto interessante i contenuti, scrivendo un libro che coniuga la verosimiglianza storica con un “realismo magico” (la storia del Templare Bernard) che, pur nella piena originalità, potrebbe ricordare certi autori sudamericani.
Personaggi
Personaggi di finzione si affiancano a personaggi realmente esistiti e fedelmente ricostruiti: i figli di Dante, il marito di Beatrice, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Cecco d’Ascoli, con la centralità di Dante Alighieri. La sua idea così immensa della giustizia umana e divina e del senso della storia, non poteva permettere all’autore di sciogliere l’intrigo semplicemente con la scoperta di un colpevole.
Dante è un templare, un profeta, un poeta, un politico, a seconda di chi ne parla. Nell’inizio si delinea la famiglia dell’Alighieri, persone di cui spesso non si sa nulla ma che invece furono molto importanti nella vita del poeta. Persone vive, con emozioni, analizzate interiormente che riescono davvero a farci comprendere i loro sentimenti. Gemma Donati, “dal dolore senza speranza”, i figli Jacopo, Pietro e Antonia, figlia adorata pronta a tutto pur di difendere la memoria del padre, Bartolomeo e Cangrande della Scala, generosi ospiti dell’esule, Beatrice Portinari con cui Dante aveva creato “una storia di sguardi, di occhi che s’incrociano nella folla e si desiderano invano”, Gentucca, la “misteriosa donna lucchese” già nota sin dal XXIV canto del Purgatorio, la giovane trentenne che viene riscattata nel corso del romanzo, amante e moglie devota i cui occhi erano “terremoti sotterranei, frane di detriti dell’anima.
Bernard d’Outremer, ex templare convinto che il poeta fiorentino abbia conservato tra i versi il nascondiglio di un tesoro straordinario appartenuto all’ordine, e Giovanni da Lucca, medico che giunge a Ravenna nella vana speranza di trovare il probabile padre ancora vivo, sono i motori dell’azione.
Trama
“Rimase fermo alle spalle della figlia, che pregava inginocchiata ai piedi del padre. Il poeta era lì, mani in croce sul petto, ferita bianca sul vestito nero. Lo salutò in cuor suo.”, gli disse. Lo immaginò camminare un po’ curvo come lo aveva visto tempo addietro, avanzare a passi lenti verso la luce accecante in cui pian piano lo vedeva dissolversi. Era passato in questo mondo, e il mondo non sarebbe stato più lo stesso”.
Ci troviamo nel XIV secolo, in Italia: il vate della lingua italiana, Dante Alighieri, è da poco deceduto. Gli ultimi tredici canti del Paradiso, che Dante dovrebbe aver completato ma che non ha avuto il tempo di mostrare a Cangrande della Scala, signore di Verona e suo mecenate, sono introvabili. La morte del maestro, che tutti credono dovuta a un attacco di malaria, non convince il medico, che ipotizza un avvelenamento da arsenico. Qualcuno aveva dei motivi per desiderare la sua morte e la scomparsa di un segreto insieme a lui?
Tutto appare un mistero e, come un grande giallo, l’omicidio risulta essere l’unica pista plausibile. I suoi figli, Antonia, Pietro e Iacopo sono alla ricerca degli ultimi tredici canti della Commedia; grazie al protagonista del racconto, Giovanni da Lucca, figlio adottivo del poeta, si ritrovano i manoscritti insieme al messaggio nascosto, all’interno dei versi, sul luogo dove riposa l’arca dell’alleanza. Giovanni, per le sue ricerche, si avvale dell’aiuto di un ex-templare, il francese Bernard: questi è tornato dalla Terrasanta per cercare Dante e domandargli dove fosse il tesoro della cristianità, convinto che Dante ne custodisse, come Gran maestro dell’ordine, il segreto.
Come i re magi furono guidati dalla stella cometa, così a illuminare la strada dei tre protagonisti sono codici, pergamene e numeri. L’occhio di un’aquila pare la chiave di tutto. Eppure, quel che sembra un semplice cammino volto alla risoluzione di un mistero si trasforma in un viaggio interiore che li porta a crescere e a conoscere sé stessi. Suor Beatrice rafforza la sua fede dopo un periodo di smarrimento; Bernard, un cavaliere imbevuto, come Don Chisciotte, di romanzi cavallereschi, un uomo del Medioevo che crede alle visioni, diviene il nucleo del grande disegno di Dio “per chiudere definitivamente l’epoca in cui il divino si manifesta agli umani”.
Ma perché l’Alighieri aveva deciso di nascondere con così grande cura gli ultimi tredici canti del Paradiso? Teoremi raffinati, intrighi complessi e verità da svelare si celano tra i versi delle tre cantiche, come l’identità del Veltro, o l’annuncio dell’arrivo di un misterioso vendicatore. In ogni caso vale la domanda CHE COSA CONTENEVANO? La spiegazione dell’enigma richiede applicazione; la lettura necessita attenzione. L’autore non difetta di virtute narrativa. Il grande Vate era un personaggio scomodo: già nell’opera ‘Monarchia’ teorizzava la separazione dei poteri – quello laico e quello ecclesiastico – e vi sosteneva che la facoltà legislativa appartiene al popolo. Sebbene guelfo, quando fu Priore si intestardì a non voler mandare le truppe fiorentine al Papa che le aveva richieste. Il mistero nasce dai tredici canti del Paradiso nascosti con cura dal poeta, ma la vera illuminazione ha origine da una scoperta reale che Fioretti fece nel 2007.
“Per caso mi sono imbattuto in un singolare enigma numerologico che permetteva di interpretare alcuni tra i brani più misteriosi del poema come un’allegoria messianica, alla luce di un sermone agostiniano” spiega l’autore. “Dante nella Commedia non usa fare profezie, se non di fatti già avvenuti tra la data del viaggio immaginario e il momento della scrittura; fanno eccezione l’inizio e la fine della parte terrena del suo itinerario, il primo canto dell’Inferno e l’ultimo del Purgatorio, il famoso Veltro che sconfiggerà la Lupa.”
Commento
“Se non accadesse nulla, se nulla cambiasse, il tempo si fermerebbe. Perché il tempo non è altro che cambiamento, ed è appunto il cambiamento che noi percepiamo, non il tempo. Di fatto il tempo non esiste.” (Julian Barbour- La fine del tempo).
Dante, come non si è mai studiato prima.
Morfeo è lontano. Due giorni e due notti delle vacanze natalizie senza tregua, divorando le 277 pagine del libro. La mente e il cuore navigano tra i 14.233 versi dell’illustre vate. Le pagine del LIBRO SEGRETO parlano del cuore di Dante che, pur lontanissimo dai gusti e dalle concezioni di vita dell’età contemporanea, trasmette al lettore fermenti umani tanto vivi e contrastanti da suscitare, ancora oggi, un profondo interesse; l’autore, offre molte chiavi per riflettere sul significato di ciascuna esistenza. Il best-seller su Dante che sfida Dan Brown. Parte da una morte sospetta e da un manoscritto scomparso. Potrebbe essere un’operazione alla CODICE DA VINCI.
Non è così. Un libro abile ed intrigante oltre che piacevolmente equilibrato, che non lascia respiro a chi legge, ma implica certamente una certa preparazione culturale. L’autore ha maneggiato in modo maestrale i versi di quest’opera per nasconderci dentro un codice segreto templare. È necessario premettere che a chi non conosce nulla o quasi di Dante né ha mai letto un verso della sua Commedia il libro potrebbe sembrare noioso se non privo di senso. Fioretti, da buon letterato, ha incluso nel libro riferimenti storici e letterari in gran quantità. Il lettore si può facilmente immedesimare nel mondo Trecentesco antecedente alla peste, senza mai esserne annoiato. I costumi dell’epoca, le radici del malessere sociale, le speculazioni finanziarie, i borghesi che hanno proprietà in tutta Europa, gestiscono patrimoni smisurati, si sono arricchiti oltre ogni lecita misura a danno della povera gente che fa fatica a vivere.
L’assenza di leggi giuste, l’avidità senza limiti che ha soppiantato il diritto hanno reso la vita dei cittadini, che amano l’ordine sociale, un’esistenza equilibrata e consapevole, insopportabile. Riconosco che sembra insolito, ma in ogni commento o analisi di un libro mi piace scrivere le citazioni presenti all’ interno del romanzo, poiché le ritendo di altrettanta importanza: “Il male distrugge anche sé stesso” (Aristotele); “Quando Acri fu diseredata…rancore, discordia, odio han messo radici tra la gente e l’amore se n’è dipartito”. Poche sono le persone che con le loro parole riescono a ispirare, plasmare, temprare gli animi dei giovani. Dante con la sua opera è riuscito in questo e dopo tanti anni vi riesce ancora. Tutti i protagonisti interpretano Dante a modo proprio: ora come padre amorevole, ora marito precocemente obbligato al matrimonio, ora templare, ora profeta, ora poeta, ora politico.
La classica figura imponente dell’Alighieri studiato a scuola scompare, lasciando posto a un uomo ricco di umanità e a volte, purtroppo, anche di dolore. “Un dolore senza speranza che diventa inferno dell’uomo. Un viaggio di sola andata è il suo esilio che lo costringe lontano da una città e ingabbia il suo cuore nell’immane sofferenza, dell’ineluttabilità di una scelta non sua, che grava su di lui come un macigno”…
È immergendosi nella lettura del romanzo che si impara ad apprezzare proprio “quel” Dante, perseguitato, in vita, dai Guelfi Neri, studiato dopo la morte, dai giovani a scuola. Fioretti, insomma, ricorda al XXI secolo che “si è costretti a vivere nella selva oscura, che il giudizio umano è sempre incompleto” ma, se si sapranno capire le tante verità sprigionate dal Sommo Poeta e le sue parole, comprensibili anche per coloro che non hanno una formazione letteraria specialistica, sarà facile ritrovare” la diritta via” spesso smarrita, solo così “la maledetta lupa, non trovando più nulla da divorare, finirà per sbranare sé stessa”.
Fa venire voglia di rileggere la Divina Commedia con occhio un po’ diverso.
“Un’opera come la Commedia è inesauribile: non c’è grande scrittore europeo d’epoca moderna che non se ne sia nutrito, e ciascuno ci ha trovato cose diverse. È un poema che non cessa mai di rivelare aspetti nuovi. Con i tempi cambiano le chiavi di lettura ma la Commedia è opera di tale profondità che non si è mai moderni abbastanza da poterla considerare sorpassata”.





Complimenti per l articolo. Dante mi ha sempre affascinato
Grazie 😊
Sembra intrigante!
L’ho già letto questo libro, lo consiglio!!!
😊