Libri

Guida alla pubblicazione del tuo Libro: tutti i Passaggi e le Informazioni utili

Sogni anche tu di pubblicare un libro? Hai varie possibilità!

Dalla bozza al libro

Inutile girarci intorno, oggi moltissime persone sognano di pubblicare un libro. Che si tratti della storia della propria vita, di una silloge poetica, di una raccolta di racconti o di un romanzo di finzione – una storia d’amore strappalacrime, un thriller al cardiopalma, uno storico pieno di avventura – il sogno potrebbe diventare realtà, adottando i giusti accorgimenti.

Nessuna ricetta miracolosa, però: la scrittura creativa ha le sue regole. E le regole vanno conosciute, studiate, approfondite, prima di mettersi in testa di poterle violare.

Quindi, per prima cosa, sotto a faticare! Ci sono moltissimi manuali di scrittura, alcuni più accademici e potrei dire “canonici” di altri. Ve ne consiglio uno soltanto, certa che saprete scegliere da soli quelli che meglio si adattano alle vostre esigenze  e al vostro livello di partenza. Il non-manuale che vi consiglio è più una confessione del suo famosissimo autore: si intitola “On Writing. Autobiografia di un mestiere” (ed. Sperling & Kupfer, 2017) ed è stato scritto nientemeno che da Stephen King.

pubblicare-il-proprio-libro

Proprio per poter meglio inquadrare il mondo  editoriale, variegato e complesso come ogni altro ambito lavorativo, ho pensato di strutturare questa mia piccola rubrica in più paragrafi, ognuno con le informazioni minime, che un aspirante autore

dovrebbe possedere prima di addentrarsi nella “giungla editoriale”. La locuzione è forte, ma non vi deve spaventare: i percorsi intricati fanno parte della vita e l’eccessiva semplificazione non porta mai a buoni risultati.

Dunque, che fare quando si è messa la parola fine al proprio manoscritto (o, per essere più precisi, dattiloscritto)?

Prima di tutto: chiudere il file. No, non sto scherzando! Qualunque buona revisione necessita di calma e del giusto distacco dalla propria opera. Dopo due o tre settimane, potrete riprendere in mano il vostro file e cominciare un’attenta rilettura. Non fustigatevi se gli errori sono molti: le prime stesure sono sempre così, piene di cuore, ma anche di tanti difetti. Ciò che è importante capire, se si vuole lavorare in modo davvero accorto, è che una bozza non è un romanzo finito, ma una sua ossatura, specie se si è neofiti, insomma, alle prime armi. Che tipo di revisione effettuare dipende molto dalla destinazione del romanzo in fieri: editoria tradizionale, quella delle case editrici, per intendersi, o self publishing?

Ne parleremo meglio nei prossimi paragrafi.

Per ora vi basta sapere che la traduzione migliore di self publishing è auto-editoria. Pertanto, chi si accinge ad auto pubblicare il proprio dattiloscritto sta operando come editore di se stesso. Emozionante, vero? Di sicuro è una strada che deve essere valutata con attenzione e senza pregiudizi di sorta. Tuttavia, parafrasando Spiderman, dove ci sono molti onori, ci sono altrettanti oneri, ed è bene conoscerli per fare una scelta che sia davvero consapevole.

Terminologia editoriale minima

Ogni ambito di lavoro ha un lessico che è necessario conoscere per poter parlare la stessa lingua. Un meccanico non può non sapere cosa sia lo spinterogeno; allo stesso modo un aspirante scrittore non può non sapere quale sia la fondamentale unità di misura di un testo scritto per uso editoriale: la cartella editoriale. Come si può intuire, infatti, la dimensione “pagina” apre a numerose ambiguità di interpretazione. Una pagina scritta con carattere 16 e interlinea doppia non conterrà la stessa quantità di testo di una pagina simile, ma scritta con carattere 10 e interlinea singola. Ragionare in termini di pagine non ci aiuta soprattutto se dobbiamo interfacciarci con una figura professionale, che opera nel campo dell’editoria. Per questo subentra il concetto di cartella editoriale.

Una cartella editoriale standard è composta da 1800 caratteri o battute (30 righe per 60 battute). Per comodità, può capitare che si contino 2000 battute per cartella o 1500 battute per cartella, come nel caso delle cartelle di traduzione. In ogni caso, tenendo presente l’unità di misura stabilita, sarà semplice comprendere di quante cartelle si componga il proprio file di testo. In particolare, utilizzando il programma di scrittura Word, occorre andare nel menù revisione → strumenti di correzione → conteggio parole. Vi apparirà uno specchietto analogo a questo qui sotto:

Nel caso del file che ho preso in considerazione, abbiamo 48 pagine, 2.457 parole (potrà tornarvi utile: nel mondo anglosassone è più probabile che sia questo il dato a cui fare riferimento) e 14.499 caratteri complessivi, quindi spazi inclusi. Il file in questione è pertanto composto da circa otto cartelle editoriali (14.499/1800).

Del tutto simile la procedura su programmi come LibreOffice. In questo caso dovrete andare sul menù strumenti → conteggio parole.

Conoscere il significato del termine caratteri (o battute) e quindi di cartella editoriale è fondamentale e vi eviterà numerosi malintesi. Darete inoltre un’impressione di maggiore professionalità: non c’è niente di peggio del chiedere a un editore “di quante pagine deve essere composto il mio dattiloscritto?”.

Pubblicare un libro: case editrici o self-publishing? Pro e contro

Sgombriamo il campo dal padre di tutti gli equivoci: non esiste quasi mai un meglio e un peggio assoluti. Esiste casomai un meglio o un peggio, in questo momento, per il singolo autore, per le sue aspirazioni, i suoi desideri, le sue possibilità, le sue priorità.

L’editoria tradizionale è quella che la maggior parte di voi conosce. Ci sono editori grandi, o addirittura gruppi editoriali, che conglobano più marchi, editori medi, editori piccoli e microeditori.

Non è facile stabilire la dimensione di un editore e i criteri non sempre sono univoci: si tratta del numero di volumi a catalogo o del bilancio annuale? Inutile dilungarsi qui su questo aspetto. Per una disamina più precisa vi rimando al testo “Come pubblicare un libro: dall’editoria tradizionale al self-publishing” di Domenico Russo e David Fivoli.

Proviamo a ragionare per punti. Quali potrebbero essere i vantaggi di pubblicare con un editore tradizionale?

  • L’editore tradizionale ha di norma un distributore nazionale attraverso il quale è possibile essere ordinati in libreria. Attenzione! La possibilità di essere ordinati in libreria non equivale affatto a essere presenti a scaffale. I librai fanno scelte commerciali, esattamente come qualunque altro negoziante: tra l’ultimo bestseller di Ken Follett e il romanzo di un esimio sconosciuto, voi cosa scegliereste di esporre per massimizzare le possibilità di una vendita? Cionondimeno ci sono molte librerie indipendenti, attente a garantire ai propri clienti un’adeguata bibliodiversità. In questo caso, sarà possibile trovare anche testi di piccole o piccolissime case editrici di qualità (e ce ne sono molte!).
  • L’editore è un filtro. Sottoponendo il proprio lavoro alla valutazione di un editore, ci si può rendere conto se ciò che abbiamo scritto ha la qualità minima per poter diventare un vero e proprio libro o se è invece necessario lavoraci ancora un po’, magari in affiancamento con altre figure professionali come gli editor e i writing coach.
  • Pubblicare con un editore tradizionale non comporta (o non dovrebbe comportare) oneri economici da parte dell’autore. L’editore è un imprenditore e si assume il rischio di impresa: se sceglie il vostro testo, lo sottopone alle revisioni necessarie da parte di un editor e un correttore di bozze, realizza l’impaginato e la copertina, tutto a sue spese. Lo scrittore non deve essere costretto da contratto ad acquistare copie o a coprire spese accessorie. Si parla dunque di editoria NO EAP, ovvero editoria non a pagamento. Su royalties, anticipi e cosiddetti diritti secondari (quelli per esempio derivanti da una trasposizione cinematografica), suggerisco la lettura di questo articolo del Post: https://www.ilpost.it/2016/10/03/contratto-libro-diritto/

Quali potrebbero essere invece gli svantaggi di pubblicare con un editore tradizionale?

  • I tempi di attesa. Un editore riceve di solito svariate centinaia se non migliaia di testi ogni anno. I tempi per la valutazione del proprio dattiloscritto sono di solito lunghi: vari mesi. La risposta poi non è assicurata. Non ve ne crucciate. È comprensibile che un editore voglia evitare ping pong di e-mail polemiche e preferisca concentrarsi su quello che ha deciso di pubblicare. Se dopo il periodo indicato non avete ricevuto riscontri, passate oltre.
  • Non tutto verrà pubblicato. Questo non è uno svantaggio in sé, anzi, ma può esserlo se non si ha sufficiente consapevolezza editoriale. Un testo può essere rifiutato essenzialmente per due ragioni: non è abbastanza maturo per essere pubblicato, non è abbastanza commerciale/non rispecchia il catalogo della casa editrice. Nel primo caso, bisogna solo accettare di mettersi sotto a lavorare per migliorare ciò che si è prodotto. Nel secondo bisogna capire se ci sono case editrici adatte a noi o se è meglio spostarci sul self publishing.
  • I pagamenti hanno cadenza (di solito) annuale. Una casa editrice tradizionale riceve rendiconti e pagamenti con un certo ritardo rispetto alla vendita effettiva. Non si tratta quindi di procrastinazione per interesse, ma di vera e propria necessità. All’obiezione “ma come faccio a essere certo che la mia casa editrice paghi ogni copia venduta e non menta sui rendiconti?” rispondo: lavorate solo con persone di cui vi fidate. E se vi fidate, non indulgete in pensieri complottisti, che danneggiano voi e il vostro lavoro.
  • Non potete scegliere tutto. La copertina sarà realizzata dall’editore secondo i criteri della collana di riferimento e lo stesso titolo del volume, di norma, sarà da lui scelto, su proposta dell’autore. Men che meno potrete scegliere il prezzo di copertina.
  • Pubblicare con un big dell’editoria è molto difficile (non impossibile) senza un agente letterario che funga da pre-filtro. In Italia, come nel resto del mondo, esistono moltissime agenzie letterarie. Per avere uno spaccato non esaustivo, potete guardare il sito https://www.adali.org/associati/.

Passiamo dunque al self publishing. Quando si parla di self publishing (o auto-editoria) ci si riferisce alla possibilità di pubblicare un testo senza l’intermediazione di un editore, avvalendosi di servizi appositi. Amazon è oggi il principale motore del self-publishing, ma esistono anche altri servizi, con caratteristiche in parte simili, in parte peculiari di ciascuna società. Cito, solo a titolo di esempio, StreetLib e Youcanprint.

I vantaggi:

  • L’autore ha il pieno controllo su (quasi) tutti i processi di pubblicazione: copertina, impaginazione ecc. Come anticipavo nel primo capitoletto di questa guida: oneri e onori. Se infatti presiedere alla maggior parte delle attività può costituire un grande stimolo, è altrettanto vero che realizzare un libro con tutti i crismi è un’attività faticosa e onerosa.
  • Le royalties sono più alte, sia sulla versione cartacea che su quella digitale, e vengono liquidate con cadenza anche mensile (nel caso vediate su un unico store, come per esempio Amazon).
  • Non ci sono tempistiche decise da altri. È l’autore a decidere quando pubblicare il proprio libro. Deve solo attendere dei tempi tecnici, di solito assai brevi.

Dunque, i principali svantaggi:

  • Il miraggio della gratuità. Questo punto è spinoso poiché l’autopubblicazione, di per sé, può essere, e di solito è, gratuita o quasi. Tuttavia per arrivare a ottenere un prodotto-libro degno di questo nome occorre passare attraverso le normali fasi editoriali: editing, correzione di bozze, impaginazione, realizzazione di una copertina professionale. Ci sono elementi, come l’impaginazione e la copertina, che possono essere realizzati in proprio, se si posseggono le dovute competenze (mi raccomando: mai improvvisare!). Altri elementi, quali l’editing e la correzione di bozze devono per loro natura essere delegati a professionisti esterni. Se quindi un editing preliminare è da molti consigliato anche nel caso si voglia intraprendere la strada della pubblicazione tradizionale, nel caso del self publishing è praticamente obbligatorio. Troverete chi vi dirà che è sufficiente la revisione sommaria da parte di beta-reader fidati (sono, diciamo così, lettori attenti e non retribuiti), ma il mio parere è che non si possa sfuggire a una revisione vera e propria, fatta da chi ha studiato editing e correzione di bozze e sa come intervenire sui testi altrui.
  • La presenza in libreria è molto più complicata. Esistono servizi e modalità che consentono di poter ordinare libri di auto-editori, ma non tutte le librerie vedono di buon occhio questa modalità di pubblicazione e dunque sono disposte a fare materialmente l’ordine. Anche in questo caso: dipende! Dipende dal libraio, dalla bontà dello scritto, dalla facilità di reperirlo ecc. Ribadisco: difficile non significa impossibile. È meglio muoversi con cognizione di causa, sondando magari la disponibilità delle librerie della zona in cui risediamo.
  • Il pregiudizio. Non giriamoci intorno: il self publishing, almeno in Italia, è visto in modo negativo da molti operatori del settore editoriale, dalle riviste specializzate e anche da parecchi lettori, magari delusi da testi poco o per nulla lavorati nei quali si sono imbattuti (nessuna selezione comporta l’immissione sul mercato di qualunque cosa). C’è un solo modo per arginare il pregiudizio (non per eliminarlo; a breve termine credo sia impossibile): lavorare bene, mettendo in vendita libri davvero curati e di buona qualità.

Qualunque sia la vostra strada: in bocca al lupo!


Related Articles

5 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button