Certamente vi sarà capitato di aver sentito anche solo il nome di questa patologia (Marzo è il mese dedicato), di cui si sta’ iniziando a parlare vista la sua rilevante incidenza.
Dati emersi da un’indagine conoscitiva, commissionata dal Senato nel 2006, dimostrano che solo in Italia ne soffrono 3 milioni di donne (14 milioni in Europa e 150 milioni nel mondo).
Cifra assolutamente presunta perché non tutte sanno di averla. Il più delle volte, infatti, la diagnosi arriva in ritardo.
Ma cos’è l’Endometriosi?
L’Endometriosi è una malattia cronica molto particolare. Cercherò di spiegarla in modo sintetico e senza entrare troppo nel “tecnico”.
Può colpire la donna già dalla prima mestruazione: è infatti una patologia ormono – dipendente.
Tutti i mesi con la comparsa delle mestruazioni alcune parti di tessuto che rivestono l’utero (endometrio) si depositano in altra sede, come nelle ovaie, tube, peritoneo ma anche nell’intestino o nella vescica e ai nervi utero sacrali. Questo tessuto che si deposita in sedi anomale, tramite il suo sanguinamento interno, da origine a cisti e aderenze, favorendo l’infiammazione cronica degli organi colpiti.
Per questo motivo l’inizio del ciclo mestruale deve essere considerato un momento ancora più delicato, che va osservato con attenzione. La massima incidenza della malattia è tra i 30 e i 40 anni, e spesso può persistere dopo la menopausa.

Quali sono i sintomi?
Fare molta attenzione ai sintomi iniziali è sempre un vantaggio. Le cose da notare e considerare come campanelli di allarme sono:
- avere mestruazioni molto dolorose;
- avere un flusso molto abbondante;
- provare dolore durante i rapporti sessuali, alla defecazione o alla minzione.
Essendo una patologia complessa e complicata presenta anche altri tipi di sintomi. Molto spesso vengono confusi con altre patologie, tipo la sindrome del colon irritabile, oppure vengono attribuiti allo stress.
Alcuni esempi possono essere stitichezza alternata a diarrea, sciatalgia durante la fase mestruale, dolori lombari cronici e inspiegati.
Cosa fare?
In presenza dei casi sopra elencati, sappiate che non è vero che è normale avere molto dolore durante il ciclo mestruale. Dunque è necessario rivolgersi ad un Ginecologo che sia specializzato in Endometriosi.
Prendendo la malattia in tempo si possono evitare molte sofferenze e danni importanti a carico di organi vitali.
Inoltre, è importante sapere che l’infiammazione cronica provocata da questi tessuti incide molto sulla qualità della vita di ogni donna. Il dolore che provoca l’endometriosi è invalidante e compromette il normale svolgimento di qualsiasi attività, in particolar modo per le più giovani. Andare a scuola, o durante i rapporti interpersonali e di coppia, diventano tutte attività impraticabili.
Come viene trattata?
L’endometriosi viene trattata con l’uso dell’estroprogestinico o del solo progestinico. Sono capaci di migliorare i sintomi in quanto annullano la stimolazione ormonale e, quindi, la crescita del tessuto endometriosico. L’assunzione continuativa di questo farmaco, senza l’interruzione di pochi giorni, evita lo sfaldamento dell’endometrio; quindi tiene sotto controllo la crescita della malattia.
Altro trattamento, più invalidante, è con farmaci che bloccano totalmente la stimolazione delle ovaie. Inducono, quindi, uno stato di menopausa iatrogena con tutti gli effetti collaterali che conosciamo, come vampate di calore, secchezza vaginale e rischio di osteoporosi. Infine, l’intervento chirurgico si rende necessario per la rimozione dei tessuti e delle cisti ovariche.
Parlare, confrontarsi, chiedere aiuto!
Certamente sono argomenti intimi e non tutte riescono a parlarne con gli altri. A volte la timidezza crea difficoltà nell’aprirsi, in tal senso, anche con la propria madre, ma bisogna superare l’ostacolo per il proprio bene.
Anche avere un confronto con le coetanee può essere d’aiuto. Per questo in alcune regioni d’Italia sono presenti associazioni di volontariato che affiancano le donne con questa patologia. Queste forniscono supporto psicologico e gruppi di sostegno ai quali appoggiarsi per imparare a convivere con la patologia.





Riconoscerla per poterla gestire al meglio è la cosa più importante
purtroppo se ne parla ancora troppo poco