Politica

Passo in avanti sul DDL sul fine vita: approvato il testo alla Camera

Numeri più risicati al Senato. Rischio reale di affossamento del provvedimento

Cosa prevede il testo approvato alla Camera

L’art. 1, del testo approvato in uno dei due rami del Parlamento chiarisce le finalità del provvedimento: offrire la possibilità ad una persona affetta da gravi patologie, con prognosi estremamente negativa e che si trovi in una condizione clinica irreversibile, di poter porre fine con una scelta consapevole alla propria esistenza.
Ancora una volta decisivi per l’approvazione del testo di legge sono stati i voti di alcuni esponenti di Forza Italia. Ora la palla passa al Senato dove, però, vi è il timore fondato che il provvedimento per i numeri risicati della maggioranza a Palazzo Madama, possa essere accantonato e finire nel dimenticatoio.

Approvato alla Camera il testo sul fine vita

Novità introdotte dal disegno di legge

Tra i punti più importanti del provvedimento annoveriamo l’obiezione di coscienza prevista per medici e sanitari. Questo è un punto decisivo per ottenere anche il via libera dei cattolici e l’eliminazione del divieto di porre fine alla vita di un soggetto che venga a trovarsi in precarie condizioni di salute.

Viene, quindi, introdotto nel nostro ordinamento il suicido medicalmente assistito. Questo è differente dall’eutanasia, pratica in genere riservata ai medici e sanitari, e che difficilmente troverebbe ampio consenso in Parlamento, composto da una maggioranza variegata.

La legge proposta sul fine vita recepisce, pedissequamente, le indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale che, con la famosa Sentenza Cappato del 2019, aveva stabilito dei paletti stringenti per dare il via libera a tale possibilità e rivolto l’ennesimo invito al Parlamento a legiferare sul punto, colmando un vulnus normativo.

Le condizioni stringenti della legge

Il suicido medicalmente assistito, quindi, potrà essere richiesto una volta che la legge venisse approvata nell’attuale formulazione. Il soggetto richiedente deve aver compiuto la maggiore età e, al momento della richiesta, deve essere capace di intendere e di volere e che consapevolmente rifiuti un percorso di cure palliative.
Dovrà essere affetto da una patologia irreversibile con scarse possibilità di guarigione, che provochi al paziente sofferenze fisiche e psicologiche insopportabili. In ogni caso, il soggetto dovrà ricevere il sostegno vitale minimo a garantirne la sopravvivenza.
Solo in tali condizioni ci sarà il via libera e sarà possibile, per il medico, procedere e assecondare la volontà del paziente, senza incorrere in reati penali.


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