Dopo che l’argomento riforma del catasto sia stato accantonato per un periodo, visto anche lo scontro tra Russia e Ucraina avvenuto in settimana, che ha dato il suo bel da fare, impegnando il nostro governo nelle attività di assistenza solidale all’Ucraina, oggi, invece, sembra si sollevi nuovamente la questione e stavolta in modo determinante.
L’opinione diffusa dei cittadini italiani si ravvisa nella possibilità di un aumento di tasse sulla casa che intimorisce i proprietari di immobili, sta di fatto però che l’attuale catasto dei fabbricati è entrato in vigore nel 1939, quando il patrimonio edilizio nazionale era completamente diverso da quello attuale, basti pensare alle stalle al posto dei box-garage ed abitazioni prive di acqua corrente e di servizi igienici, inoltre, ad oggi, l’attuale catasto non è probatorio.
Va de sé che a quel tempo si configurava un’economia prevalentemente agraria e l’attenzione del catasto era rivolta sui terreni agricoli e sui fabbricati tralasciando l’esistenza delle aree edificabili che si sarebbero poi sviluppate in futuro.
Le rendite catastali (tendenzialmente basse) all’epoca attribuite a quelle categorie di beni immobili, sono state qualche volta occasionalmente aggiornate ed elevate con l’utilizzo di moltiplicatori che non avevano niente a che fare con le caratteristiche tecniche ed economiche dei beni, dando luogo a prelievi fiscali spesso casuali e inadeguati.
Tale procedura adottata in un modo alquanto approssimativo ha penalizzato le politiche sociali che si basano sull’ISEE, proprio a causa di un catasto vecchio di ottant’anni privilegiando magari soggetti piuttosto che altri.
Il catasto sarà urgentemente oggetto di un’operazione tecnica, nel senso che i tecnici preposti dovranno individuare in modo congruo i valori che costituiscono la base imponibile delle imposte sugli immobili. Tale operazione generata da una legge delega sarà completata in un quinquennio e solo dopo potrà intervenire la politica adoperando scelte sui tipi di imposte ed aliquote fiscali da applicare.
Anche se la grande maggioranza di persone è contraria, una riforma che ci permetterà di pagare il giusto è oramai alle porte.



