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Thor: Love and Thunder – Il nuovo cinepanettone Marvel

Il nuovo cinecomic Marvel Studios che sfida ogni convenzione, ma finisce col diventare la parodia di sé stesso

Dal 6 luglio è al cinema il nuovo film Marvel distribuito da Walt Disney dedicato al Dio del tuono: Thor: Love and Thunder.

Diretto da Taika Waititi, già regista di Thor: Ragnarok, è stato prodotto da Kevin Feige e Brad Winderbaum.

Trama di Thor: Love and Thunder

Thor: Love and Thunder segue il Dio del Tuono (Chris Hemsworth) in un viaggio diverso da quelli affrontati fino ad ora: quello alla ricerca di sé stesso.

Ma i suoi sforzi sono interrotti da un killer galattico, conosciuto come Gorr il Macellatore di Dei (Christian Bale), che brama l’estinzione degli dei.
Per combattere la minaccia, Thor si affida all’aiuto di Re Valchiria (Tessa Thompson), Korg (Taika Waititi) e dell’ex fidanzata Jane Foster (Natalie Portman). Quest’ultima, con stupore di Thor, brandisce inspiegabilmente il suo martello magico, Mjolnir, vestendo i panni di Mighty Thor.

Insieme, intraprendono una sconvolgente avventura cosmica per scoprire il mistero della vendetta del Macellatore di Dei e fermarlo, prima che sia troppo tardi.

Quale Thor è capitato

Sinceramente, sono entrato in sala senza aspettative e con molte domande date dal trailer.
Thor è un personaggio che, nel corso dei vari film, ha subito più cambiamenti di tutti. Perciò non sai mai in che modo lo vedrai.

Lo abbiamo lasciato in Endgame grasso e con tanta sofferenza da affrontare e da metabolizzare.
Qui, invece, troviamo un Thor in piena forma e con la mente lucida, con lo stesso mindset che abbiamo visto in Ragnarok.

Però questo nuovo Thor ancora non ha trovato uno scopo nella sua vita.
Ha perso tutto e l’avventura con i Guardiani della galassia non va a buon fine; addirittura, colgono la prima occasione utile per abbandonarlo.

Come Thor Ragnarok, ma molto peggio

Difficile prepararsi alla tempesta che ha investito per due ore chi si aspettava di vedere un nuovo capitolo della fase 4 del Marvel Cinematic Universe (MCU). E non è acqua salata, ma molto peggio.

Neanche l’esperienza pregressa di Thor: Ragnarok poteva bastare.
Se quel film, sempre scritto e diretto dallo stesso regista, aveva rappresentato una sterzata brusca nella caratterizzazione del dio del tuono, Thor: Love and Thunder porta quel discorso alle estreme conseguenze.

Talmente estreme da far sembrare la parentesi in stile The Big Lebowski di Avengers – Infinity War, una scelta drammatica (e dopotutto motivata). Invece, qui si spinge così tanto sull’acceleratore della comicità di bassa lega, da far deragliare il film in uno sgangherato profluvio di battute stupide, memes riciclati, scenette demenziali, discorsi strampalati, umorismo da caserma, gag fuori luogo e tempi sbagliati.

Si potrebbe obiettare che uno stile più scanzonato e la presenza di momenti leggeri siano una firma stilistica, comune a tutti i cinecomic Marvel. Caratteristica che raramente risulta fastidiosa, perché è dosata con attenta arguzia e calibrata sulle specificità del supereroe protagonista.
Thor: Love and Thunder, invece, è un cavallo pazzo, le cui briglie sono state tolte ed il recinto lasciato aperto. Corre in ogni direzione senza andare da nessuna parte.

Allo stesso modo, l’umorismo di Thor: Love and Thunder si sottrae ad ogni controllo.
Si insinua prepotente in ogni scena, di modo che anche quelle che meriterebbero un certo pathos annegano nella parodia di sé stesse.

Si potrebbe parlare di un film che non vuole prendersi sul serio. Il problema è che non riesce ad essere preso sul serio neanche quando la storia, che pure deve raccontare, lo richiederebbe.

Un’alluvione che spazza via tutto

A rendere ancora più disturbante l’aura da cinepanettone del film, è il rendersi conto di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

Diversi sono i motivi di interesse. Su tutti il ritorno di Natalie Portman e il suo nuovo ruolo di Mighty Thor.
Il film risulta anche abbastanza fedele al personaggio originale del fumetto. Soprattutto, non rinuncia al dramma che sta dietro alla trasformazione, e alle conseguenze che ha per Jane essere la potente Thor.

Eppure, anche questa sottotrama finisce annebbiata da una fumosa cortina, fatta di martelli traditori e asce gelose.

Il conflitto latente tra la Jane Foster scienziata, che cerca nella fede norrena un’ancora di salvezza, svapora nei siparietti tra ex fidanzati, che giocano a chi ha lasciato chi.
Il romanzo di formazione di una Jane che impara cosa significhi essere una eroina, annega nei dialoghi da amiche del cuore tra lei e una Valkyrie, inutilmente sempre ammiccante.

La storyline di Jane prometteva di dare a Thor: Love and Thunder il necessario spessore drammatico. Tuttavia, il film preferisce gestirla quasi come una pausa indesiderata tra una gag e l’altra.

Comicità becera messa a forza

Questa palese insofferenza verso tutto ciò che non possa essere subito mutato in scherzo triviale, è evidente anche nella descrizione di New Asgard, e nell’evoluzione di Valkyrie come suo regnante.

Sarebbe stato interessante vedere come gli asgardiani si siano adeguati al vivere sulla terra. Altrettanto, capire come la guerriera Valkyrie si sia rassegnata a mettere da parte la spada per impugnare la penna, con cui firmare carte bollate. Ma anche a queste domande vengono date risposte puramente parodiche, che vogliono rendere tutto ridicolo.

Operazione che raggiunge il suo massimo quando i nostri eroi si trovano a interagire con lo Zeus di Russell Crowe. Spiegare nei dettagli il perché costringerebbe a rivelare spoiler. Basterà dire che la scena del Thor nudo che si vede nei trailer non è il punto più basso.
Perché, se c’è una cosa che Thor: Love and Thunder sa fare bene, è scavare ancora più in basso.

La fiera dello spreco

Paradossalmente, Thor: Love and Thunder corregge la pecca che è stata spesso imputata ai film standalone dedicati a singoli personaggi del MCU.

Il suo villain è, infatti, uno dei meglio riusciti in termini di carisma e presenza scenica.
Merito sicuramente di un Christian Bale, che riesce a comunicare la feroce determinazione e la ferrea volontà di un personaggio mosso da una sete di vendetta, che travalica il confine tra giusto e sbagliato.

Gorr, soprattutto, è un personaggio le cui motivazioni sono illustrate con chiarezza. Un villain che spaventa perché, in realtà, ha sostanzialmente ragione.
Il suo essere un macellatore di dei non è figlio di una astratta volontà di fare il male. Piuttosto è la conseguenza logica di una premessa oggettivamente condivisibile. Non è il perché ad essere errato, ma il come. Ed è questo che lo rende così inquietante.
Gorr è la prova di come il dolore più estremo e straziante, possa trasformare anche il più mite e amorevole degli agnelli.

Le parti dedicate a Gorr sono quelle che funzionano meglio.
Da un lato, offrono lo spunto per combattimenti ben coreografati, in cui risaltano sia le doti guerriere dei soliti noti (Thor e Valkyrie) sia la novità del modo di usare Mjolnir da parte di Jane.
Dall’altro, permettono a Waititi di cambiare registro stilistico, grazie all’idea di un Regno dell’Ombra (accennato già nei trailer) dove i colori sono risucchiati via da un bianco e nero, che cancellano ogni vita e allegria.

Momenti in cui il film riesce ad acquisire quel tono epico, che sarebbe lecito chiedere ad una storia di questo genere.

Ci sono anche i Guardiani della Galassia

Buona è anche la partecipazione dei Guardiani della Galassia, in attesa del prossimo film a loro dedicato.
Come prevedibile, la loro presenza si riduce ad un lungo cameo, dove risaltano schematicamente le caratteristiche salienti di ogni membro della squadra.
Ma è giusto che sia così, dato che Thor: Love and Thunder è appunto un film dedicato a Thor. Da lodare, quindi, il modo in cui la loro interazione con il protagonista sia funzionale alla trama, fungendo da sorta di innesco motivazionale.

Altri punti a favore sono anche la regia dinamica di Waititi, la fotografia ricca di luci e colori, una colonna sonora a base di rock anni Ottanta, che accompagna in maniera ideale le scene migliori. E, sicuramente, la naturalezza con cui il cast sembra divertirsi ad interpretare i ruoli assegnati.

Purtroppo, tutti questi pro si aggiungono alla lista degli sprechi di un film che sembra quasi vergognarsi dei rari momenti in cui non è demenziale nel modo sbagliato.

Conclusioni

Thor love and Thunder, per me, rimane uno dei peggiori film targati Marvel.
Ormai il dio del tuono ha preso una strada che lo ha reso solo una macchietta comica, rovinando ciò che ha di buono nella sua controparte fumettistica.

Il film si può paragonare a uno dei nostri cinepanettoni.
La sceneggiatura è pessima e quei pochi spunti seri e trame drammatiche, che potrebbero dare spessore alla pellicola, vengono rovinati da una comicità becera e fatta male.

Waititi rimane un buon regista dal punto di vista tecnico, ma vuole per forza imporre il suo modo di fare sulla sceneggiatura, rovinando sempre tutto. Tra l’altro, avrebbero anche affidato alla sua regia il nuovo film della serie Star Wars. Se questi sono i risultati, c’è da mettersi le mani nei capelli, o boicottarlo.


Dario Esposito

In arte Mr.Zero, sono un autore e sceneggiatore appassionato di scrittura creativa. Amo il cinema e tutto ciò che è Nerd, in particolar modo il genere fantasy, i fumetti e i giochi di ruolo.

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7 Comments

  1. Io penso, invece, che tra i Thor usciti questo sia quello più interessante perché è ironico, si prende gioco di sé e rende interessante un Thor che, ammettiamolo, non lo è mai stato
    Magistrale Bale nel ruolo di Gor, purtroppo non al massimo del suo potenziale per la piega che ha preso il film, ed anche Hemsworth stavolta sembrava molto più a suo agio del solito!

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