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Galateo hi-tech: le buone pratiche con i device

Ci sono alcuni semplici accorgimenti che aiutano a presentarsi meglio agli occhi degli altri.

La modernità ha i suoi vantaggi, ma c’è il rovescio della medaglia, anche in termini di abitudini. Qualche volta adoperiamo male i nostri dispositivi. L’uso dei gadget tecnologici richiede certi accorgimenti, per evitare condotte sbagliate. Chi vuole distinguersi per stile deve usare al meglio il galateo hi-tech. Certe prassi, magari, non sono intrinsecamente negative, ma lo diventano in determinati contesti.

È il caso dell’uso di suonerie e squilli strani sul proprio smartphone, che in generale possono anche risultare una simpatica espressione di una voglia di divertirsi lodevole nei suoi colori di fondo, ma talvolta il rischio è quello di comunicare un’immagine sbarazzina e irriverente, poco proficua in termini di immagine nei contesti più formali, dove la classe deve manifestarsi in tutte le sfumature, anche negli aspetti minori.

Immaginiamo di trovarci ad un tavolo dove definire un affare o nel cuore di una cena di gala. In simili situazioni, l’annuncio di una chiamata in arrivo con una melodia strampalata (tipo sirena squillante o brano tamarro) non produce un buon riflesso sulla nostra reputazione, influendo sull’idea che gli altri si faranno di noi.
Galateo hi-tech docet!

Magari saremo pure le persone migliori al mondo, ma quando chi ci deve valutare ha poco tempo a disposizione, questi dettagli possono assumere un peso specifico importante, diventando una specie di cartina di tornasole del nostro stile, con tutto quello che ne consegue. Evitare certe esuberanze, quindi, ci aiuta a comunicare un’immagine più sana ed elegante, regalando una percezione migliore di noi stessi, togliendoci al tempo stesso da certi imbarazzi, come l’arrivo di uno squillo strampalato e ad alto volume, in una cornice ambientale di grande raffinatezza.

Ecco alcune sane abitudini del galateo hi-tech

La disponibilità costante di uno smartphone, insieme alle tariffe leggere della telefonia mobile, hanno incrementato il numero di chiamate, talvolta fatte senza una valida ragione, quasi solo per ammazzare il tempo. Una sorta di tic tecnologico, che ci porta ad essere molto attivi con la tastiera del nostro apparecchio portatile.

Ne deriva un uso a volte smodato, che si esprime in vari modi: dalla messaggistica alle chiamate vere e proprie, nei contesti e negli orari più disparati. Talvolta pecchiamo di scarsa educazione, altre volte di bassa empatia, perché non riusciamo a calarci nei panni degli altri. Questo succede quando perdiamo la capacità di guardare oltre il nostro mondo, dimenticando che quanto è comodo e gradevole per noi può non esserlo per gli altri.

1. Non sequestrare le persone

Spesso diamo per scontato che dall’altro capo del telefono ci vogliano dedicare il massimo delle attenzioni e tutto il tempo da noi desiderato. Quindi ci convinciamo, magari inconsciamente, di poter “sequestrare” l’interlocutore per più di 30 minuti, senza porci neppure il problema del fastidio che questo potrebbe produrre nell’altro. Sarebbe utile ed educato, appena dopo l’accettazione della chiamata e i doverosi saluti, chiedere al destinatario se è impegnato a fare qualcosa, se ha a disposizione qualche minuto o se preferisce essere ricontattato dopo (e in quale fascia oraria). Una domanda di bon ton, che dovrebbe sorgere in modo naturale, sempre e in ogni caso.

La persona contattata per telefono, infatti, potrebbe essere impegnata al lavoro o a fare qualcosa che preferirebbe non interrompere. Entrare in punta di piedi nella vita altrui è il minimo, ma purtroppo la facciamo in rare occasioni. Agire con discrezione migliorerebbe il nostro stile e la percezione positiva degli altri nei nostri confronti. Bisogna anche cercare di capire fin dove ci si può spingere nella durata della conversazione telefonica. Qui torna in ballo nuovamente il tema dell’empatia.

Chi ci ascolta, magari, può anche nascondere bene il suo disappunto, ma se conosciamo il soggetto dovremmo sapere fin dove possiamo arrivare. Per capire quando è il caso di tagliare la corda, un buon metro di giudizio può essere la reattività dell’interlocutore. Se parliamo sempre noi e dall’altra parte giungono solo dei freddi e ripetuti cenni di approvazione, senza un minimo di coinvolgimento e di reciprocità, che ci spingano a ritenere che i nostri argomenti siano di interesse per chi ci ascolta, dovremmo renderci conto che forse è arrivato il momento di chiudere la chiamata. Ma noi, tante volte, andiamo avanti come dei bulldozer, senza renderci conto del fastidio che arrechiamo alle attività, all’umore o anche alla voglia del dolce far nulla della controparte.

2. Non chiamare in tutte le fasce orarie

Un’altra cosa ignorata, nell’uso spasmodico degli smartphone, sono gli orari. La disponibilità costante dei telefoni intelligenti è un’arma al nostro servizio in ogni momento della giornata, ma ci sono dei momenti in cui dovremmo assolutamente evitare di importunare gli altri. Lo impone il galateo hi-tech. Non possiamo comporre dei numeri solo perché abbiamo un ritaglio di tempo vuoto di cui vogliamo approfittare, per scambiare due chiacchiere, magari come un semplice diversivo.

Se conversare con gli altri è un bisogno nobile, occorre coltivarlo al meglio, per esprimere a 360 gradi il rispetto che si ha nei confronti del prossimo. Volendoci muovere con questo garbo, dovremmo avere l’accortezza di non telefonare in certe fasce orarie: da quando iniziano i preparativi per il pranzo (di solito le 12:30-13:00) fino al termine dell’eventuale riposino pomeridiano (di solito le 15:30). In questa finestra bisogna chiamare soltanto in casi di estrema necessità, altrimenti si rinvia a dopo.

Lo stesso dicasi per l’arco temporale che parte dalla cena per chiudersi alle 8:30 del giorno dopo. Sono dei momenti della giornata in cui magari il soggetto interpellato al telefono ha necessità di trascorrere del tempo con i suoi, di rilassarsi dopo una lunga parentesi di lavoro, di ascoltare il notiziario o di seguire degli approfondimenti televisivi o anche solo di gustare un bel film o di ascoltare in santa pace della buona musica, per ricaricare le pile. Poi c’è la notte, che è sacra.
Noblesse oblige…nell’ambito del galateo hi-tech!

3. Essere empatici e non insistenti

Se sappiamo i turni di lavoro di chi vogliamo contattare, dobbiamo escludere anche quelli. Nel caso in cui, a questo punto, dovessimo rimanere senza orari realisticamente fruibili, potremmo mandare un messaggio, chiedendo quando sia possibile richiamare senza arrecare fastidio, anche negli spazi temporali ritenuti off-limits. Sono piccoli accorgimenti, minime pratiche di buon costume, che dovremmo sposare per risparmiarci delle brutte figure e soprattutto per non disturbare gli altri.

Quando telefoniamo ad una persona, inoltre, non dobbiamo essere insistenti. Se dopo una tornata di squilli il soggetto chiamato non ci risponde, vuol dire che in quel momento non può farlo, per le ragioni più disparate. Allora dobbiamo evitare di essere assillanti, come accadrebbe se ripetessimo in uno stretto intervallo di tempo più tentativi di chiamata. Meglio aspettare almeno un’ora prima di ricomporre il numero. Nel frattempo è anche possibile che ci ricontatti lui.

4. Fare vera vita di gruppo

Quando si è seduti insieme ad altre persone al bar, al ristorante o in altri contesti del genere, ma anche semplicemente quando siamo al cospetto di un interlocutore che sta cercando di dialogare con noi, focalizzare il nostro sguardo sullo smartphone è una prova di scarso rispetto nei confronti del presenti. Facendo così, infatti, è come se indirettamente dicessimo agli altri che contano meno di un like sui social. La cosa, purtroppo, capita con una certa frequenza. Ognuno di noi avrà visto e/o vissuto delle scene del genere.

Se una persona fisica, al cospetto dei nostri occhi, cerca di comunicarci qualcosa e noi, con totale disprezzo preferiamo fare lo scroll sullo schermo del telefono intelligente, ci approcciamo con pessimo stile alle relazioni umane. La stragrande maggioranza delle attività svolte sullo smartphone potrebbero tranquillamente aspettare, senza che cambi nulla, ma a noi interessa l’immediata reattività ai social ed è un limite, anche sul piano educativo. Nei casi in cui siamo impegnati o dovremmo essere impegnati nella conversazione con chi ci sta accanto, bisognerebbe accantonare l’uso del device, per attribuire priorità all’interlocutore.

Anche nell’ipotesi di una telefonata in arrivo, se questa non viene ritenuta importante o non prorogabile, si deve tagliare la corda quanto prima, dicendo che si è in compagnia di altre persone. Sarebbe paradossale accantonare a lungo chi ci sta accanto, per coprire il tempo di chi ci chiama magari perché ha qualche minuto da colmare. Insomma: il principio guida deve essere quello che ciò che si può rimandare deve essere rimandato, perché c’è una gerarchia, che mette davanti agli altri chi si trova fisicamente insieme a noi e che ci sta dedicando materialmente le sue attenzioni.

Stiamo parlando di una questione elementare di galateo hi-tech, ma spesso nell’uso dei gadget tecnologici ce ne dimentichiamo. La comunicazione reale, fisica, deve prevalere su quella digitale. Siamo uomini: diamo priorità agli uomini. Anche se dall’altro capo del telefono c’è un essere umano, il fatto che usi un moderno dispositivo non lo deve porre in una condizione di vantaggio, quasi per una sorta di investitura divina.

5. Usare con accortezza le suonerie

Usare sul proprio smartphone un volume di suoneria alto non è consigliabile in nessun contesto. Ho sentito squillare dei telefonini al ritmo della colonna sonora del Padrino o con brani neomelodici, oltretutto sparati ad un alto numero di decibel, in varie cornici ambientali. Anche in quelle che richiederebbero un livello di attenzione e di rispetto più alto nei confronti degli altri. Sarebbe opportuno evitare certe cadute di stile, anche per dare prova di maggiore sensibilità verso il resto del mondo. Il principio guida deve essere quello della delicatezza.

Quindi, anche se ci piace quel brano o il sound di una determinata auto da corsa, cerchiamo di gustare queste musicalità in scenari più appropriati, evitando di infastidire chi magari non condivide il nostro approccio. Non è un modo per sottostare alla (talvolta discutibile) logica del politicamente corretto, ma in certi ambiti si richiede una condotta rispettosa verso tutti. Nel caso in esame, penso che si rientri in pieno nella fattispecie.

Immaginate a quello che potrebbe succedere se, inavvertitamente, si dimenticasse di attivare la modalità silenziosa o la vibrazione nel proprio apparecchio telefonico, quando si ci trova all’interno di una chiesa, magari durante la celebrazione della messa. Già uno squillo convenzionale e a basso volume farebbe diventare rossi dalla vergogna, pensate a quello che potrebbe succedere se il proprio smartphone suonasse col rombo di una monoposto di Formula 1, con una intensità così forte da fracassare le orecchie di chi ci sta seduto accanto. Non ci vuole molto a capire il tenore della figuraccia.

In ogni caso, quando si è fuori dal contesto domestico, è preferibile usare delle suonerie delicate e chic. L’essere sbarazzini o stravaganti non sempre premia e, talvolta, può gettare qualche ombra sulla nostra immagine. Nella vita di gruppo, il criterio guida deve essere quello della leggerezza. Pesare quanto una farfalla, quando si sta insieme agli altri, è una cosa che ci avvicina maggiormente all’eleganza, anche nell’ambito del galateo hi-tech.

6. Uno squillo non è una chiamata alle armi

Abbiamo dato talmente tanta importanza ai nostri device che questi sembrano diventati prioritari in ogni contesto ambientale. Sembra quasi che uno squillo o una notifica impongano l’immediata risposta, a prescindere dal luogo e dalle attività che si stanno svolgendo. Purtroppo succede anche al volante dei veicoli, con i pericoli che ne conseguono.

A ciascuno di noi è toccato vedere delle persone al volante, mentre chattano o fanno lo scroll delle pagine sullo schermo dello smartphone, cercando di leggere i post pubblicati dagli amici o di piazzare dei like a destra e manca. Il tutto incuranti dei rischi che questo comporta in termini di sicurezza per se stessi e per gli altri, nelle dinamiche stradali. A me è capitato, addirittura, di vedere dei camionisti e dei conducenti di autobus fare uso dei dispositivi tecnologici durante la guida. Questo pone molti interrogativi sul livello di maturità dei responsabili di tali condotte. Lo smartphone può aspettare se arriva una chiamata o una notifica.

Non dobbiamo essere così precipitosi da abbandonare tutto, distogliendo lo sguardo dalla strada, per vedere chi ci sta chiamando o chi ci ha inviato il messaggio. Non solo perché la legge non lo consente, ma anche perché è un comportamento non allineato ai crismi della prudenza. Tassativo far prevalere il senso di responsabilità. Quando non si è in grado di rispettare le prescrizioni d’uso del codice della strada, si attende la prima area di sosta o la prima stazione di servizio. Solo lì si controlla il numero dal quale si è stati chiamati o il messaggio ricevuto.

Eventualmente si ricontatta, se non è controproducente rispetto alla tabella di marcia o rispetto alla propria scala delle priorità. Quando si deve guidare, si deve guidare. Punto. Il fatto di essere attori di una società tecnologica ci sta facendo smarrire queste elementari regole di buonsenso. Non sono ammesse deroghe o licenze sul tema della sicurezza. A volte anche uno stupido like ci può costare la vita e può costare la vita anche ad altre persone. Non dimentichiamolo mai. Qui non si parla solo di galateo high-tech: ci si spinge oltre.

8. Igiene e galateo hi-tech…gastronomico

Quando si è al ristorante, mettere il telefono sul tavolo non è una cosa elegante e non lo è pure sul piano igienico. Tutti sappiamo che gli smartphone sono pieni zeppi di batteri. Lo schermo di un telefonino accumula più microrganismi di questo genere rispetto alla tavoletta di un water. Lo dimostrano diversi studi condotti nel corso degli anni. Il consumo dei cibi impone delle misure igieniche appropriate. Prendere il pane dopo aver accarezzato lo smartphone non è il massimo su questo piano.

Ancora peggio se prima si fa circolare il proprio device fra gli amici, per far vedere loro un video, magari quando si attende una portata. Condotta già di suo discutibile in un contesto pubblico, per il fastidio che potrebbe produrre sugli altri (i filmati, in genere, non sono muti). Se poi, subito dopo, si toccano un cibo e una posata, entra in ballo anche il fattore igienico. Essere prudenti, in questo ambito, aiuta a ridurre certi fattori di rischio. Lo dobbiamo a noi stessi e alla nostra salute.

Invece, spesso, ci dimentichiamo di tutto ciò, e a tavola c’è un continuo circolare di telefonini, anche per coprire gli intervalli tra un boccone e l’altro, tra un sorso e l’altro. Pure evitando un frequente maneggio, reso più probabile dalla loro vista, fare della superfice destinata ai cibi una specie di bazar tecnologico non è il massimo. Come non è il massimo vedere tante persone sedute allo stesso tavolo, ciascuna delle quali impegnata sui social. Ne deriva un quadro di soggetti fisicamente vicini, ma distanti anni luce fra loro. Che tristezza e…che caduta di stile, non solo sul fronte del galateo hi-tech!


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