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Recensione “Per il tuo nome soltanto” di Arianna Di Luna

Un inno all'amore, alla libertà e alla vita

Per il tuo nome soltanto
Per il tuo nome soltanto – Arianna Di Luna

Solitamente quando decido di leggere un libro e scopro che il periodo storico non è contemporaneo, sono sempre indecisa se buttarmi e fidarmi o snobbare e passare oltre.

Avendo già letto altre opere dell’autrice non mi sarei aspettata niente di meno che questa meraviglia. 

È un libro intenso e completo di tutto: c’è azione, passione, amore, suspense e nostalgia. Ma soprattutto c’è verità non solo per l’accuratezza storica, ma anche per come viene mostrato l’animo umano.

Ti mostra le brutture della vita, la rabbia che il dolore lascia come un veleno difficile da contrastare.

Trama

La storia inizia quando la protagonista, Yvette, ha dodici anni. Siamo nell’agosto del 1936, a Saint-Denis, Nord-Pas-de-Calais. La guerra è ancora lontana e si respira solo la spensieratezza dell’estate e della giovinezza. Durante la vacanza dai cugini Yvette incontra Aramis, ventiquattro anni, il primo ragazzo che attira la sua attenzione e la costringe a fare i conti con la sua femminilità ancora non sbocciata.

Pur non essendo corrisposto, questo amore adolescenziale segnerà nel profondo la ragazzina.

“Lo vidi e mi innamorai di lui all’istante, in quel modo insensato e romantico in cui le bambine si innamorano dei principi azzurri delle fiabe. Anche lui mi vide. E mi scambiò per un ragazzo.”

Dopo l’incipit, che fa anche presagire ciò che succederà incuriosendo il lettore, assistiamo a un salto temporale. Ci troviamo proiettati in una Parigi occupata. Yvette ha diciannove anni ed è costretta, dalla vita e dalla guerra, a decidere di rifugiarsi lontano dalla città natia, lì dove aveva sempre trascorso felice le sue estati.

Da questo momento in poi il libro è un susseguirsi di colpi di scena e intrecci, aspettative e speranze, che lasciano chi legge con il fiato sospeso fino alla fine.

Il combattimento dura tutta la notte. Grido fino a sgolarmi, lo imploro a lungo, poi lo maledico, lo insulto. Poi rimango in silenzio, senza più voce e senza più lacrime, da sola nel buio con le pareti di questo cunicolo che mi premono addosso e mi soffocano.

Yvette diventa l’icona di un’epoca e una generazione che merita di raccontare la sua storia come inno alla libertà e alla vita.


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